Chi si rende conto che si è in questo mondo per essere messo alla prova da Dio, seguirà un altro modo di ragionare. Se siamo messi alla prova durante tutta la nostra vita - e la morte, quindi, non potrà esserne la fine - dobbiamo credere che ci sarà un risultato conseguente a questa prova, non nella vita presente ma nell'al di là. In passato, ci sono stati tiranni dissoluti ed omicida, ma anche messaggeri di Dio ed altre persone ancora di alta moralità che hanno consacrato tutta la loro vita alla causa di Dio. Sono stati poveri e sventurati sottomessi all'oppressione. Sono tutti spariti dalla faccia della Terra; tutti i buoni e tutti i cattivi sono nelle loro tombe. Non resta nulla di loro, se non delle ossa. I conti non sono stati completamente regolati in questo mondo, è necessariamente un punto sul quale è stato sospeso il giudizio. Le persone coscienziose troveranno, nei versetti del Corano che seguono, che Dio dichiara di aver rinviato il regolamento dei conti nell'al di là, in cui ciascuno sarà interamente ricompensato per gli atti compiuti in questo mondo.
E' a Lui che tutti voi ritornete, in verità è quella la promessa di Dio! E' Lui che crea una prima volta poi ricrea (facendo resuscitare) al fine di retribuire con equità tutti quelli che hanno creduto e fatto le buone opere. Quanto a quelli che non hanno creduto, essi avranno una bevanda d'acqua bollente ed un castigo doloroso a causa della loro miscredenza! (Sura X, Yûnus, Giona : v. 4)
Sicuramente, il tuo Signore concederà il compenso a tutti per le loro opere...E' perfettamente al corrente di ciò che fanno. (Sura XI Hûd: v. 111)
Quelli che si rifanno al Corano sanno che tutto ciò che compiono è conosciuto da Dio e che ogni atto, buono o cattivo, troverà ricompensa. Nessuna azione è dimen-ticata né trascurata, come molti, a torto, suppongono. Dio descrive nel Corano il Giorno dei Conti e la vita reale che attende ciascuno dopo il pagamento dei conti.
La vita di questo basso mondo è un luogo temporaneo di prova. La vita reale è nell'al di là, nel paradiso o nell'inferno. Dopo la morte, ciascuno verrà interrogato su ogni azione che avrà compiuto. Quelli che hanno vissuto sotto gli auspici di Dio vivranno per sempre nell'unica possibile meravigliosa dimora che può esistere per un essere umano. Quanto agli altri, condurranno una eterna vita all'inferno nel quale conosceranno le più estreme forme di dolore e di angoscia. La vera vita inizierà dopo la morte.
Seguire la propria coscienza morale in una vita retta sul gioco e sul divertimento è contraddittorio. Si preferisce elaborare dei piani da cui si possano ottenere profitti in questo mondo, ma molti piani non riguardano la morte o l'al di là. La morte, tuttavia, è una realtà molto più assoluta di tutti questi progetti. Ma le persone non la prendo-no in considerazione. Cercano di vivere la loro vita come se non dovessero mai morire. Quale può essere, allora, la causa per la quale la stragrande maggioranza conduce la propria vita ignorando questo?
Per rispondere a questa domanda, bisogna riflettere un po': quante volte avete pensato alla morte durante la vostra vita? Avete mai pensato che un giorno morirete, ogni persona che vi ama e che voi amate vi seppellirà e lascerà la vostra tomba per continuare a condurre la propria vita quotidiana? Tutto ciò che avete posseduto non avrà più per voi alcun valore. Avete già considerato come avverrà la vostra morte? La vostra carne marcirà sotto il sole, ma la vostra anima cosa subirà?
L'uomo possiede un'anima e l'anima non scomparirà. Prima che l'uomo muoia, per l'anima inizia una nuova vita, ma ci si è domandati quale sorte di vita l'aspetta? La maggior parte delle persone, non avrà mai pensato a questo, perché ciò spaventa. Si preferisce evitare il più possibile queste discussioni. Quando viene in essere questa riflessione, si tenta di scherzarci sopra o di esorcizzare la paura che si prova.
Perché cercare di sfuggire da questa realtà? L'ignoranza impedisce di rifletterci? No, ben inteso. La ragione per la quale si evita di pensare alla morte ed all'al di là è che questa spinge la coscienza morale all'azione, ricordando che si è responsabili verso Dio e che dopo la morte si renderanno i conti di ogni atto. Nel momento in cui la coscienza morale si risveglia, tutto ciò che è stato fatto sino a quel momento perde di importanza e l'uomo si rende conto di ciò che è veramente importante per lui. Può risultare difficile dire a sé stesso che tutta questa vita non avrà alcuna importanza quando si muore, ma riflettere sulla morte permette di comprendere ogni verità. La morte può arrivare quando meno ve lo aspettate. E' molto probabile che non abbiate nessuna possibilità di essere pronti. Potrebbe giungere adesso o tra qualche anno.
LA VERA COSCIENZA MORALE È QUELLA CHE SI PROVA NEL MOMENTO IN CUI SI VEDONO GLI ANGELI DELLA MORTE ED IL FUOCO DELL'INFERNO.
E' possibile che avrete già visto qualcuno morire. Morire certamente il suo corpo, ma c'è parallelamente anche l'esperienza che l'anima subisce durante la morte, che solo chi sta morendo conosce. La morte del corpo può essere tranquilla, come ad esempio nel caso di una persona che muore nel proprio letto di morte naturale, o tragica come nel caso di un sinistro stradale o di una lunga e grave malattia. Tuttavia, l'esperienza della morte è per l'anima di gran lunga differente da quello che sembrerebbe essere.
Se la persona che muore è un credente, la sua anima sarà sicuramente elevata da due angeli che gli annunceranno le buone notizie per la sua vita eterna. Non è né spaventosa, né amareggiata, perché possiede l'inconmmensurabile gioia di conoscere ciò che sarà il piacere e la pace eterna:
Coloro che verranno colti dagli angeli in stato di purezza, gli diranno: "Saluti a voi, entrate nel Giardino, il compenso per quello che avete fatto" (Sura XVI An-Nahl, Le Api: v. 32)
Essi precederanno i Suoi Comandamenti, ed agiranno secondo i Suoi ordini. (Sura XXI Al-Anbiyâ?: v. 27)
Nel caso di un uomo che non ha condotto la propria vita conformemente al piacere divino, poco importa come muoia il suo corpo, perché ciò che la sua anima proverà sarà l'inizio di una vita piena di sofferenze. Nel Corano, Dio avverte queste persone:
Cosa sarà di loro quando gli angeli li finiranno, battendo le loro facce e le loro spalle? (Sura XLVII, Muhammad: v. 27)
Perché provare ad immaginare il momento della morte vi inciterà a comportarvi con coscienza morale e con totale sincerità. La morte vi può sorprendere mentre guidate la vostra autovettura o mentre siete applicati in una qualsiasi occupazione. Improvvisamente sarete difronte ai due angeli della morte, che possono assumere sembianze terrificanti per chi non ha condotto una vita in conformità con la volontà divina e che ha ignorato la morte e l'al di là. Nel Corano, è riportato che questi angeli tenderanno le loro mani alla persona alla quale sono venuti a prendergli la vita, la tireranno verso di loro e gli annunceranno un supplizio degradante ed eterno, battendo il loro viso e la loro schiena. La separazione dell'anima dal corpo causa un gran dolore. L'uomo solo allora comprende ciò che in seguito l'attende. Questo momento è descritto nella Sura LXXV, Al-Qiyâma, La Resurrezione:
Ed in quel giorno ci saranno volti rabbuiati, che si aspettano un castigo terribile,. No, quando l'anima sarà giunta alle clavicole e che si dirà "chi è esorcista/guaritore?" e l'agonizzante capirà che ci sarà la separazione e le gambe si irrigidiranno, è verso te Signore che quel giorno verrai condotto. Ma non ha né creduto e né fatto la preghiera; al contrario, ha mentito e voltato le spalle. (Sura LXXV, Al-Qiyâma, La Resurrezione: vv. 24-32)
Anche voi farete certamente questa esperienza al momento della morte. Che cosa sarà quindi importante? Che cosa sarà insignificante per voi in quel momento? Che cosa rimpiangerete di aver fatto o di non aver fatto? Quali saranno i consigli che riterrete dover seguire? Quale persona sperereste non dover mai incontrare? Delle piccole cose della vita, quali il lavoro, in quale misura, quindi, vi interesseranno? Quale importanza assumeranno gli abiti che avete voluto indossare durante una se-rata, o le opinioni degli altri sulla vostra persona in relazione con la realtà dell'al di là?
Se una persona non ha soddisfatto Dio durante la propria vita, e non ha fatto del proprio meglio per meritare il Suo gradimento, proverà, nel momento di morire, oltreché una grande ingiustizia, anche un rimorso che non saprà reprimere. I discorsi pieni di rimpianto quali: "avrei dovuto ascoltare tale persona", "vorrei aver fatto regolarmente le mie preghiere", "avrei desiderato vivere per Dio", etc. continueranno ad occuparlo. Durante questo tempo, la morte si farà sentire considerevolmente, perché i due angeli lo trascineranno verso l'inferno, umiliandolo. Prima di entrarvi, ciascuno a turno verrà interrogato e comprenderà il perché ha un posto all'inferno. In quel momento, l'uomo sarà pervaso da un orrore indicibile: tutti i fatti e le azioni, tutti i suoi pensieri, saranno lui mostrati, uno per uno. Tutto ciò che pensava di sapere soltanto lui ed altre cose ancora, che aveva addirittura dimenticato, gli saranno mostrate:
Quel giorno, le persone usciranno separatamente affinché gli vengano mostrate le loro opere. Chi avrà fatto del bene (anche solo) del peso di un atomo lo vedrà, e chi avrà fatto del male (anche solo) del peso di un atomo lo vedrà. (Sura XCIX Az-Zalzalah, Il Terremoto: vv. 6-8)
Pensate al rimpianto che proverete quando tutta la vostra vita sarà mostrata in questo modo. Che cosa vi farà dire: "rimpiango di aver fatto questa cosa", "rimpiango di non aver fatto quest'altra cosa"?
Quel giorno sarà ineluttabile. Chi vuole, cerchi rifugio presso il suo Signore. Vi abbiamo avvertito di un castigo così imminente, il giorno in cui l'uomo vedrà ciò che le proprie mani hanno preparato; e l'infedele dirà: "Pietà di me! Come avrei amato non essere che polvere". (Sura LXXVIII An-Nabâ', L'Annuncio: vv. 39-40)
Inoltre, le persone proveranno grande collera e ripugnanza nei confronti di sé stessi per tutto ciò che hanno commesso durante questa vita terrena. Peggio ancora, ancor più grande, saranno la collera ed il rancore da parte di Dio nei loro confronti:
A quelli che non avranno creduto si proclamerà: "L'avversione di Dio (verso di voi) è più grande dell'avversione verso voi stessi, quando voi, chiamati alla fede, persistete nella miscredenza. (Sura XL Al-Ghâfir, La Misericordia: v. 10)
Nel Corano, si riferisce che quel giorno il rimpianto ed il ricordo saranno inutili. Sarà pertanto troppo tardi. Non sarà più possibile correggere ciò che è stato fatto in passato. Le porte dell'inferno si chiuderanno dietro all'uomo per l'eternità (Sura LXXXIX, Al-Fajr, L'Alba: vv. 23-26).
Tutti gli uomini, anche i più traviati, vedranno chiaramente ciò che la loro coscienza morale gli suggerirà nel momento della morte e quando dovranno rendere conto, ma tornare indietro sarà impossibile, non potranno più correggere la loro posizione. Lo scopo di questo libro è di risvegliare la coscienza morale di ciascuno, finché si è ancora in tempo e di invitare tutti a vivere una vita volta a riparare i fatti negativi del passato al fine di non provare alcun rimpianto nell'al di là.
La differenza fra le persone che seguono sempre la propria coscienza morale e quelle che non lo fanno, è la forza della fede che la gente coscienziosa ha in Dio e nell'al di là. Un uomo coscienzioso agisce sempre come se fosse interrogato trovandosi all'inferno. Dio evoca nel Corano alcuni Suoi messaggeri, i quali si ricordavano costantemente dell'al di là:
E ricordati di Abramo, Isacco e Giacobbe. Nostri servitori potenti e lungimiranti. Noi abbiamo fatto di loro degli eletti: il ricordo dell'al di là. (Sura XXXVIII Þâd: vv. 45-46).
VIVERE INCESSANTEMENTE IL CORANO SECONDO LA COSCIENZA MORALE
L'unico scopo di una persona che si rende conto dell'esistenza di Dio e dell'al di là è quella di piacere a Dio e di vivere eternamente in paradiso. E' impossibile, per chi si conforma alla propria coscienza morale ed alla saggezza, avere altri obiettivi. Il grande errore dell'uomo è di pensare che la religione sia una credenza che comprende solo una piccola parte della propria vita: non la si ricorda che occasionalmente e la si relega a qualche culto d'adorazione. Al contrario, secondo il Corano, tutta la vita dell'uomo, oltre all'aspetto cultuale, dev'essere consacrata a Dio:
Dì: "In verità, la mia preghiera, i miei atti di devozione, la mia vita e la mia morte appartegono a Dio, il Signore dei mondi". (Sura VI Al-An'am, Il Bestiame: v. 162)
Ciò significa che in tutte le sue parole, in tutte le sue decisioni ed in tutte le sue azioni, l'uomo deve prestare attenzione ad ottenere il gradimento di Dio. Se pensa che una cosa non sia Lui gradita, la deve assolutamente evitare. Non ha alcun'altra scelta chi sarà chiamato a rendere il conto per la vita che ha seguito: la dimora eterna dipenderà dal risultato. Inoltre, chi non è ingrato e chi pensa e comprende la verità non considererà sicuramente niente di più importante che far piacere al suo Creatore, che l'ha creato dal nulla, gli ha donato la vita quando non esisteva e gli ha accordato la possibilità di vivere per sempre in paradiso.
Chi decide di passare tutta la vita dedicandola a Dio deve dar ascolto alla propria coscienza morale per scoprire come potrà piacere a Dio stesso. Nel Corano, Dio ha chiaramente definito tutti i Suoi ordini e le azioni che ha proibito. Seguire la propria coscienza morale permette d'osservare strettamente questi comandamenti. Si debbono prendere come guida i modelli di buon comportamento descritti nel Corano per agire con grandissima sincerità e per mettere in pratica, nel miglior modo possibile i precetti coranici. La preghiera è uno di questi obblighi:
Quando si compie la preghiera, invocate il nome di Dio, in piedi, seduti o coricati su un fianco. Quando poi siete in purità, fate la preghiera (normalmente), perché la preghiera, per i credenti, va compiuta in momenti determinati. (Sura IV An-Nisâ', Le Donne: v. 103)
Se è possibile sia vivere ciò che la propria coscienza morale dètta conformemente con ciò che il Corano esige e sia seguire i comandamenti coranici avanzando diversi pretesti, tuttavia non bisogna dimenticare che, quel che sia la scusa avanzata per non compiere le preghiere, questa non sarà accettata nell'al di là. In un altro versetto, Dio chiede all'uomo di agire con giustizia qualsiasi siano le condizioni e le circostanze:
O voi che credete! Osservate strettamente la giustizia nel timore di Dio, fosse anche contro voi stessi, o contro vostro padre o vostra madre o contro i vostri prossimi parenti. Che si tratti di un ricco come di un bisognoso; nell'uno come nell'altro caso, Dio ha la priorità. Non seguite dunque le passioni, al fine di non deviare dalla giustizia. Se voi testimoniate il falso o se voi vi rifiutate, sappiate che Allah conosce perfettamente tutto ciò che fate. (Sura IV An-Nisâ', Le Donne: v. 135)
Adempiere ai comandamenti di Dio con la stessa cura con la quale si seguono i propri interessi non è possibile se non ascoltando la voce della coscienza morale. Riflettiamo su qualche situazione che può affrontare chi è invitato a prestare attenzione ai versetti di cui sopra.
E' possible, per esempio, che una persona - testimoniando il vero in un processo - causi la condanna di un proprio familiare. Nondimeno, con un esempio parallelo, una persona che sa che renderà conto dopo la propria morte ascolta la voce della sua coscienza morale ed agisce in conformità con i precetti coranici. Nulla di questo mondo può essere ritenuto più grande dei benefici dell'al di là. Leggiamo in un altro versetto:
O Credenti! Siate rigorosi (nei vostri doveri) verso Dio e (siate) testimoni imparziali. E l'odio per un popolo non vi induca ad essere ingiusti. Praticate l'equità; è più cònsona alla pietà. E temete Dio. Perché Dio è certamente chi conosce perfettamente ciò che voi fate. (Sura V Al-Mâ'ida, La Tavola: v. 8)
Affinché una persona possa agire in conformità con questo versetto, deve dominare la propria collera anche quando è furioso e prendere una giusta decisione. Può non amare la persona con la quale intrattiene una conversazione a causa dei modi di fare e delle parole di questa, ed anche portare rancore nei suoi confronti.
Quindi, qualsiasi sia il carattere di questa persona, bisogna obbedire all'ordine di Dio che esige di essere giusti verso chiunque. In un altro versetto, Dio ci prescrive di evitare il sospetto ed il pettegolezzo:
O voi che credete! Evitate troppe congetture (sugli altri) perché le congetture sono peccato. E non spiate; e non sparlate gli uni degli altri. Chi di voi ama mangiare la carne del proprio fratello morto? (No!) Sarebbe un orrore. E temete Dio. Perché Dio è il Grande Accoglitore del pentimento, è Misericordioso. (Sura XLIX Al-Hujurat, Le stanze Intime: v. 12)
Dio, quindi, mette in guardia l'uomo da alcuni tratti negativi del carattere. In realtà, i tre modi specifici menzionati in questo versetto sono in relazione fra loro. Chi sparla ha cattivi sospetti sulla persona della quale sparla. Allo stesso modo, chi spia un altro lo fa in ragione di alcuni sospetti. Questi tipi di comportamento sono molto comuni e sono accettati dalla società, in un modo o in un altro, anche se sono da considerare contrari alla coscienza morale.
Immaginare se stessi in una situazione simile può rivelarsi utile. Nessuno vuol essere spiato né veder rivelati i propri segreti ed i propri fatti. Nessuno vuol essere oggetto di pettegolezzo o di malvagi sospetti, perché ciò afflige in maniera profonda. E' cattiva ed inescusabile. La coscienza morale permette d'evitare di far agli altri ciò che non si tollera che venga fatto a noi. E' per questo che Dio paragona questi comportamenti al "mangiare la carne morta del proprio fratello". Tutto questo è ripugnante come lo sparlare, sospettare e cercare gli altrui difetti. Dio avverte quelli che si dedicano a tali azioni:
Maledizione a tutti i calunniatori e diffamatori, che amassano la fortuna e la contano, pensando che questa fortuna li renderà immortali. Ma no! Saranno certamente gettati nella Hutamah. E chi ti dirà cos'è questa Hutamah? E' il fuoco acceso da Dio che arriverà fino ai cuori. Si depositerà su di loro, in vaste colonne di fiamme. (Sura CIV Al-Humaza, I Diffamatori: vv. 1-9)
Sparlare, cercare di penetrare nei segreti altrui ed accusare le persone semplicemente su sospetti, sono spesso il prodotto della gelosia, dell'invidia e del rancore, contrari alla morale coranica. Un simile comportamento anche se molto diffuso è incompatibile con la coscienza morale. Allorché si considera come Dio biasimerà queste azioni, la condotta da seguire - la più appropriata ed in conformità con la morale coranica - è sempre quella di evitare e di scoraggiare vivamente gli altri a comportarsi così.
Il comportamento ed i pensieri di una persona che ha colto l'essenza del Corano saranno basati sulla buona morale prescritta dall'Islam. In altre parole, chi possiede questo buon carattere penserà ed agirà sempre coscienziosamente. Non dimenticherà mai la morte e l'al di là ai quali le sue azioni hanno mirato. Rifletterà sull'al di là non soltanto per sé stesso, ma anche per chi ama e per tutta la sua intera comunità. Tutti i suoi sforzi mireranno al prepararsi a questa dimora eterna. Considera anche ciò che gli sembra normale, sempre riferendosi non al mondo terreno, ma all'al di là. Per esempio, se ha un amico molto ricco, pensa immediatamente che il proprio amico, anche lui, morirà un giorno e renderà conto. In particolare, avrà cura di non fare discorsi che potranno legare il suo amico alla vita mondana. Gli ricorderà il paradiso e l'inferno. Pregherà per il suo bene e per la sua pace in questo mondo e nell'altro, e si augurerà che Dio li unisca felicemente dopo la morte. Manifesterà il proprio amore per questo amico ordinandogli ciò che è corretto ed impedendogli ciò che è biasimevole.
A prima vista, chi si conforma alla propria coscienza morale e cerca sempre di soddisfare Dio può sembrare non differente dagli altri. Va in ufficio o a scuola, fa degli acquisti e si diverte. Tuttavia, cerca di soddisfare Dio in tutto ciò che fa. In un versetto Dio dice:
Nelle moschee che Dio ha permesso di innalzare, e dove il Suo Nome è invocato; lì viene glorificato, mattina e sera. (Sura XXIV An-Nûr, La Luce: v. 36)
Ci si può domandare come sia possibile cercare la soddisfazione da parte di Dio nelle azioni quotidiane e di ricordarle in ogni momento. Innanzitutto, occorre dire che per chi segue la propria coscienza morale, gli atti di adorazione ed i comandamenti di Dio sono al di sopra di ogni altra cosa. Egli non dimentica mai che Dio lo osserva sempre. Nel commercio, non si interessa dei benefici che trae in questo mondo, ma a quelli che trarrà nell'al di là. Non accetta la disonestà e si guarderà bene dal commettere qualsiasi azione che non sarà in grado di spiegare e della quale avrà vergogna nella sua vita futura. Anche se dovesse andar male una transazione, non potrà mai ingannare il proprio cliente truffandolo sul peso o sul prezzo. Egli sarà sempre affidabile e degno di fiducia. Non ritarderà mai i pagamenti dei suoi debiti quando ha i mezzi per pagare. Se il suo debitore si trova in difficoltà, può rinunciare al proprio credito. Nel Corano, è così consigliato:
Se si tratta di un debitore in difficoltà, gli si deve accordare una dilazione sino a che si risollevi. Se rimettete il debito, sarà meglio per voi, sappiatelo.(Sura II Al-Baqara, La Vacca: v. 280)
Un credente non dimentica mai che il potere che lo farà prosperare appartiene soltanto a Dio. Non trasgredisce, né dilapida i propri beni; al contrario, ringrazia Dio per tutti i favori accordatigli.
Ci sono molti altri avvenimenti che l'uomo affronta durante la propria vita quotidiana per i quali può ricordarsi di Dio e ricercare il Suo gradimento, affidandosi alla verità ed alla saggezza della Sua parola trasmessa dal Suo Messaggero (pbsdl) attraverso il Corano. Chi desidera vivere religiosamente deve leggere il Corano e mettere in pratica questa lettura impiegando la propria coscienza morale.
La coscienza morale va alla ricerca di ciò che più piace a Dio.
E' molto difficile ricercare il gradimento del Creatore nella coscienza morale dell'uomo. Si riflette sempre sulla domanda: "Come meglio posso piacere a Dio?" Non ricerca mai la soddisfazione degli altri o non si inquieta mai delle opinioni degli uomini. Non si volge in penitenza che a Dio.
Alcune persone vivono l'Islam senza servirsi della coscienza morale, in maniera tradizionale ed abituale, nella maniera osservata dai propri avi. Si accontentano di osservare alcuni riti che hanno memorizzato e scelto come genere di vita non molto improntata sulla religione. Questo si spiega nel fatto che hanno voluto evitare un conflitto ambientale o semplicemente che sono stati innalzati in questo modo. Piuttosto che sforzarsi di piacere a Dio, essi si domandano: "Qual è il minimo che debbo seguire per far credere alla gente che sono religioso?"
In ogni caso, è impossibile vivere l'Islam senza usare interamente la coscienza morale. Una persona veramente coscienziosa è sempre alla ricerca del miglior modo di praticare ogni atto di adorazione, al fine di assicurarsi che nulla gli causerà problemi il Giorno dei Conti. Sa che verrà ricompensata nell'al di là per il comprotamento tenuto su questa terra. Dio avverte le persone su questo punto:
Eseguite la preghiera e pagate la zakât! E tutto quanto di bene avrete compiuto, lo ritroverete presso Allah. Allah osserva tutto quello che fate. (Sura II Al-Baqara, La Vacca: v. 110)
Dio ordina a ciascuno di fare sempre del proprio meglio, nel miglior modo, e di esprimere sé stessi nella maniera migliore.
E dissi ai miei servitori di esprimersi nel migliore dei modi, perché il diavolo semina discordia fra loro. Il diavolo è certamente per l'uomo un nemico dichiarato. (Sura XVII Al-Isrâ', Il Viaggio Notturno: v. 53)
Chi è al corrente di questo comandamento di Dio trova le migliori parole ricorrendo alla propria coscienza morale. Egli non pronuncia ciò che gli viene da dire spontaneamente e riflette prima di parlare. Fa i migliori discorsi e si guarda dall'offendere o dallo scoraggiare le persone con le quali dialoga. Sceglie i discorsi che fanno contento Dio, impiega la propria coscienza morale come chiave di riferimento.
In un altro versetto, Dio suddivide l'umanità in tre gruppi secondo il loro attaccamento all'Islam:
Facemmo quindi di quelli che Noi scegliemmo come nostri servitori, degli eredi del Libro. (Sura XXXV Fâtir, Il Creatore: v. 32)
Com'è menzionato nel versetto, alcune persone non vivono l'Islam. Altri non seguono che in parte ciò che la loro coscienza morale suggerisce e non consacrano che pochissimo tempo e pochissimi mezzi economici per l'Islam, sempre che queste spese non siano ni contrasto con i loro interessi. Non fanno seri sforzi affinché l'Islam e la buona morale siano propagate fra gli uomini. Pensando di osservare ciò che è lecito e rifuggendo ciò che è illecito, credono che gli atti di adorazione che praticano li rendono moralmente capaci.
E' conforme alla coscienza morale scegliere e praticare la migliore e più corretta condotta dal punto di vista morale fra quella che è permessa ed accettabile. Dio si riferisce nel Corano a quelli che seguono la migliore condotta:
Che prestano orecchio alla parola ed obbediscono a quanto di meglio essa contiene. Sono quelli che Dio ha guidato e sono loro i dotati di intelletto.(Sura XXXIX Az-Zumar, Le Schiere: v. 18)
Il terzo gruppo consiste in quelli che agiscono in piena conformità con la loro coscienza morale. Fanno a gara nel compiere le buone opere al fine di guadagnare la più alta ricompensa dal loro Signore e si fanno avanti volontariamente in ogni servizio ed in ogni atto di bontà, prima che lo facciano altri. Dato che hanno il meglio, la loro coscienza morale non gli permette minimamente di accontentarsi.
Come possiamo notare, la coscienza morale esige non soltanto di conoscere Dio ed accettare la Sua esistenza, ma anche di compiere gli atti che a Lui piacciono e di prestarvi grande attenzione. La maggior parte delle persone crede che basti credere nell'esistenza di Dio. Sul punto, si legge nei versetti del Corano:
Di: "Chi provvede al nutrimento dal cielo e dalla terra? Chi domina l'udito e la vista, e chi fa uscire il vivo dal morto ed il morto dal vivo, e chi amministra il tutto?" Essi dissero: "Dio". Di allora: "Non lo temete quindi?" Questi è Dio, il vostro vero Signore. Oltre la verità, cosa c'è se non l'errore? Come potete dissuadervi? (Sura X Yûnus, Giona: vv. 31-32)
Quelle persone credono nell'esistenza di Dio ed accettano altresì che Egli sia chi provvede a loro, che gli dona la vita e la morte e che è il Creatore ed il Proprietario di tutto. Impiegano la loro coscienza morale solamente fino al punto in cui la considerano sufficiente per la loro fede. Chi impiega in pieno la propria coscienza morale, prova, tuttavia, un timore pieno di rispetto verso Dio poiché gode della Sua sublimità. Questo timore differisce dagli altri timori che si provano, poiché e il timore di perdere il consenso di Dio. Passa la sua vita intera a ricercare il gradimento del suo Creatore. Non pone limiti per avvicinarsi a Dio. Nel Corano, Dio cita come esempio Abramo e dice:
Chi è migliore nella religione di colui che sottomette il proprio essere, conformandosi alla Legge rivelata e che segue la religione di Abramo, uomo retto? Abramo del quale Dio è amico. (Sura IV An-Nisâ', Le Donne: v. 125)
Anche chi agisce secondo la propria coscienza morale tenterà di giungere al più alto livello di comprensione dello spirito umano. Si sforzerà, giorno e notte, di cogliere la potenza e la maestà di Dio, di avvicinarsi a Lui e di divenire Suo intimo amico. Dato che non potrà mai essere sicuro di aver stabilito il più alto grado d'amicizia e di vicinanza, il suo sforzo e la sua buona volontà continueranno sino alla fine della sua vita. Vi potreste domandare come sia possibile essere vicini a Dio. La risposta è sempre la nostra coscienza morale, come spiegheremo nelle pagine seguenti.