Le osservazioni di Adnan Oktar sul destino, la preordinazione e il fatto che Allah è ovunque

INTRODUZIONE


In questo libro, si parlerà di quella voce che costantemente ispira nell'uomo giustizia, umiltà, onestà, sincerità e buone maniere. Questa voce è con voi in ogni tempo, ovunque voi andiate, anche se non siete coscienti. Potreste allora domandarvi a chi appartenga questa voce. Essa vi appartiene, è all'interno di voi stessi, è il richiamo della vostra coscienza morale...
Il concetto di "coscienza morale" è comunemente molto impiegato. Tuttavia, il suo reale significato, la sua importanza nella religione, la maniera nella quale si comporta una persona che la si qualifica coscienziosa ed i tratti che la separano dagli altri non sono molto diffusi. Secondo la credenza popolare, quelli che non gettano spazzatura sulle strade, che fanno l'elemosina ai mendicanti e si prendono cura degli animali abbandonati sono esempi di gente coscienziosa.
L'implicazione di questo concetto, però, è molto più sottile e più vasta di quella che gli si attribuisce. Lo scopo di questo libro è di presentare il vero senso della coscienza morale secondo il Corano e di attirare l'attenzione dei lettori sul ragionamento, il punto di vista e la comprensione della persona coscienziosa oltreché l'importanza di questa nozione nella vita prima della morte. Apprenderete, attraverso questo libro, ad identificare la voce della vostra coscienza morale ed a distinguerla dalle altre voci e dalle altre suggestioni che provengono dalla vostra coscienza. Riconoscerete anche le cose alle quali la vostra coscienza morale può farvi pensare o farvi compiere e come l'anima di quelli che agiscono secondo questa stessa coscienza morale diviene pura.
Lo scopo principale di questo libro non è solamente quello di informare le persone, ma anche quello di risvegliare in loro la coscienza morale al fine di invitarli ad agire, di incoraggiarli a condurre il resto della loro vita secondo l'Islam e di mostrargli come si perdono se non agiscono in questo modo.
 

POSSONO VEDERE LE PROVE DELL'ESISTENZA DI DIO GRAZIE ALLA COSCIENZA MORALE


Qualsiasi persona coscienziosa si interroga su ciò che lo circonda. Un uomo sensato facilmente noterà che ruota nel creato in maniera impeccabile, in un universo perfetto.
Riflettiamo un solo istante sull'ambiente e sulle condizioni nelle quali ci troviamo: viviamo in un mondo concepito sottilmente e pensato nei minimi dettagli. Il corpo umano è sconvolgente per quanto è perfetto. Durante la lettura di questo libro, il vostro cuore batte in maniera indefettibile, la vostra cute si rinnova, i vostri polmoni puliscono l'aria che respirate, il vostro fegato assorbe il sangue e milioni di proteine vengono sintetizzate ogni secondo nelle vostre cellule al fine di garantire la vita. Pertanto, l'uomo vive incoscientemente migliaia di altre attività del proprio corpo, senza rendersi conto dei processi che vi si realizzano.
Ma questo non è tutto: parliamo del Sole, distante milioni di chilometri dal nostro pianeta, che fornisce la luce, il calore e l'energia delle quali abbiamo bisogno. La sua distanza dalla Terra talmente perfetta che non possiamo credere né che questa sorgente d'energia ci bruci, né che in mancanza causi il gelo della Terra.
Guardiamo il cielo, al di là del suo aspetto e del suo estetismo, per capire come la massa d'aria che circonda la Terra protegge nello stesso tempo l'uomo e tutti gli esseri viventi da qualsiasi eventuale aggressione esterna. Senza l'atmosfera, nessun essere vivente sopravvive.
Riflettendo su questo ci si domanderà come si è stati creati, come è stato creato l'universo nel quale si vive e come si è mantenuto. Viene offerta, in questo caso, un'alternativa: sia l'intero universo, sia i pianeti, sia le stelle, che tutti gli esseri viventi sono esistiti all'esito di una serie di coincidenze. In questa prospettiva, gli atomi, le più piccole unità della materia che vagano liberamente, si uniscono accidentalmente per formare le cellule, gli animali, le piante, gli uomini, le stelle, ogni struttura ed ogni sistema impeccabile ed estremamente complesso che ci circonda. Tutto ciò che noi vediamo è stato creato da un Creatore che ha la saggezza ed il potere al di sopra di tutte le cose. Niente è formato accidentalmente e tutti i sistemi attorno a noi sono concepiti da un creatore. Questo Creatore è Dio.
Dobbiamo far riferimento alla nostra propria coscienza morale al fine di scegliere l'una o l'altra di queste ipotesi. E' possibile che dei sistemi minuziosi e senza incrinature siano apparsi accidentalmente e funzionino ancora in perfetta armonia? Ricorrere alla propria coscienza morale permette di cogliere che tutto ciò che si trova in questo universo ha un Creatore che è glorificato nella saggezza e che ha il potere al di sopra di tutto. Tutto ciò che ci circonda porta i segni evidenti della Sua esistenza. Il perfetto equilibrio e la perfetta armonia dell'universo e delle creature viventi sono le manifestazioni più eclatanti di una suprema intelligenza. La prova è evidente, semplice ed indiscutibile. La nostra coscienza morale non ha altra scelta che ammettere che tutto è opera di Dio, il solo ed unico Creatore.
Tuttavia, chi non ricorre alla propria coscienza morale non può, per definizione, giungere a questa conclusione, perché difetta di saggezza, che è una qualità spirituale legata alla coscienza morale. Tuttavia, bisogna far attenzione a ciò che intendiamo per saggezza. Contrariamente all'accezione comune, la saggezza è qui un concetto differente dall'intelligenza. Un uomo, intelligente e ben informato, è imprudente se non fa riferimento alla propria coscienza morale ed è incapace di vedere o di comprendere ciò che vive. Facciamo un esempio che permette di operare una differenza fra intelligenza e lsaggezza, frutto della coscienza morale. Un ricercatore può condurre delle ricerche molto specifiche sulla cellula, durante un lungo periodo. Può essere anche il migliore nel suo campo. Tuttavia, se questi è privo di saggezza e coscienza morale, non conoscerà che la cellula, senza però essere capace di giungere a corrette conclusioni. Al contrario, un uomo saggio e coscienzioso coglierà nel dettaglio gli aspetti miracolosi e perfetti di una cellula e ne riconoscerà la mano di un creatore, di un ideatore della saggezza superiore. Se usa la propria coscienza morale, giungerà alla seguente conclusione: il potere di chi crea una cellula con una tale perfezione, dev'essere anche il Creatore di tutti gli esseri viventi e di ogni cosa.
Nel Corano, abbiamo l'esempio del Profeta Abramo (psdl), che ha trovato Dio ascoltando la voce della sua coscienza morale.
Quando arrivò la notte, egli osservò una stella e disse: "Ecco il mio Signore" Dopo che la stella sparì, egli disse: "Non amo le cose che spariscono". Quindi osservò la luna che si levava, e disse: "Ecco il mio Signore". Quando sparì anche la luna, disse: "Se il mio Signore non mi guida, certamente sarò fra la gente idolatra". Quando osservò il sole levarsi, egli disse: "Ecco il mio Signore! Egli è il più grande". Quando anche il sole sparì, egli disse: "O popolo mio, io disconosco tutto ciò che voi associate a Dio. Volgo il mio sguardo esclusivamente verso Colui che ha creato il cielo e la terra; non faccio parte di coloro i quali associano altri a Lui". (Sura VI Al-An'âm: 76-79 - Il Bestiame)
Il versetto qui sopra mostra, come fa il Profeta Abramo (psdl), che si può trovare Dio per mezzo della saggezza. Grazie alla sua coscienza morale, questi si è reso conto che tutte le cose che vedeva attorno a lui erano solamente degli esseri creati, molto inferiori al Creatore. Chiunque fa riferimento alla propria coscienza morale tenderà spontaneamente alla medesima conclusione. Qualsiasi persona che rifletta sinceramente, che faccia uso della sua coscienza morale e che rifugga dalle proprie passioni, può cogliere l'esistenza e la gloria di Dio. Se, al contrario, si rifiuta di vedere i fatti manifesti ed agisce come se non esistessero, allora si svilirà. Quest'ultima attitudine è causata da un conflitto di interessi: grazie alla coscienza morale, si riconosce ciò che è giusto e ciò che non lo è. Ma, finché gli interessi personali prendono il sopravvento, ci si rifiuta di vedere il bene. Accettare l'esistenza di Dio significa sottomettersi a Lui, del quale si ha infinitamente bisogno e dinanzi al quale si è responsabili.
Citiamo un esempio ben conosciuto nella storia scientifica per mostrare come una coscienza morale velata possa ingannare un uomo, malgrado la propria intelligenza e la propria conoscenza. Francesco Crick è uno dei due ricercatori che ha scoperto la struttura del DNA negli anni '50. Fece, senza dubbio, una delle più importanti scoperte della storia scientifica, dopo un assiduo lavoro ed una conside-revole dose di sapienza e di intelligenza. Per questo fu insignito del Premio Nobel.
Durante la sua ricerca, Francesco Crick si è talmente meravigliato della struttura della cellula e del suo misterioso concetto che, pur essendo un fervente evoluzionista, ha espresso nel suo libro i seguenti concetti:
Un uomo onesto, dotato di tutta la conoscenza oggi disponibile, potrà solamente dichiarare che l'origine della vita sembra essere in questo momento, in un certo senso, quasi un miracolo, se numerose sono le condizioni che dovranno essere soddisfatte per mantenerle (Francesco Crick, Life Itself: Its Origin and Nature, New York : Simon et Schuster, 1981, p. 88)
Crick, che credeva nell'evoluzione e nell'idea che la vita è il risultato di coincidenze, ha studiato dettagliatamente le cellule. Egli riteneva che la cellula non può essersi formata per caso e pertanto non può essere che un miracolo. Gli evoluzionisti, tuttavia, non ritengono che esista alcun'altra spiegazione al di fuori del caso, perché il contrario presumerebbe accettare l'esistenza di Dio. Malgrado tutto, Crick rimase impressionato dalla perfezione della cellula, e dovette riconoscere la propria meraviglia. Tuttavia, Crick non poté seguire a lungo la sua coscienza mora-le: sostenne di non poter accettare l'esistenza di Dio e quindi questa creazione, che esige una saggezza superiore, non può essere in nessun caso spiegata con delle coincidenze, è stata realizzata da "extraterrestri". In altri termini, degli extraterrestri, e non Dio, avrebbero portato il primo campione di DNA sulla Terra, permettendo così l'inizio della vita!
Questo è un tipico esempio di dove può arrivare un uomo, qualunque sia la sua intelligenza od il suo sapere, che reprima la sua coscienza morale. Questo "ricercatore", Premio Nobel, ha offuscato il suo spirito a tal punto da non arrivare neanche a riflettere sulla questione di conoscere come abbia fatto un extraterrestre ad aver creato sé stesso.
Michele J. Behe, celebre professore americano di biochimica, spiega senza impiegare il termine coscienza morale, la situazione di questo genere di ricercatori:
Durante questi quattro ultimi decenni, la moderna biochimica ha scoperto i segreti della cellula. Gli sforzi sono stati duri. Alcune decine di migliaia di persone hanno consacrato la loro vita al noioso lavoro che è quello del laboratorio…..
Il risultato di questi sforzi accumulati intrapresi per studiare la cellula - al fine di studiare la vita a livello molecolare - è un appello forte, chiaro, e pungente, nel dire "Concepimento"! Il risultato è talmente evidente e talmente significativo che dev'essere classificato fra uno dei più grandi avvenimenti della storia della scienza….Questo trionfo della scienza dovrebbe far gridare a decine di migliaia di voci "Eureka"!
Ma nessuno ha festeggiato, nessuno ha applaudito. Al suo posto, un curioso ed imbarazzante silenzio circonda la rigida complessità della cellula. Quando il soggetto è affrontato in pubblico, le persone cominciano a scalpitare, ed il respiro diviene affannoso. Le persone sono un po' più distese in privato; molti ammettono esplicitamente l'evidenza, poi abbassano gli occhi, scuotono la testa, e continuano come prima.
Perché la comunità scientifica non abbraccia avidamente la sua sbalorditiva scoperta? Perché il fatto di osservare il concepimento è manipolato da intellettuali? Il dilemma è che se le si assegna il titolo di "concepimento intelligente" da un lato imponente, dall'altro dovrà portare il titolo di Dio (Michel J. Behe, Darwin's Black Box, New York : Free Press 1996, pp. 232-233).
I segni dell'esistenza di Dio sono chiarissimi ed evidenti a tutti. E' chiaro che il Creatore dell'universo è Dio. Alcuni rifiutano l'esistenza di Dio non perché non credano veramente in Lui, ma perché non vogliono essere obbligati ad agire secondo la morale adottata dai credenti. Tutti intimamente riconoscono l'esistenza e la potenza eterna di Dio. Tuttavia, ammettere l'esistenza di Dio e rendersi conto del suo potere implica una responsabilità verso di Lui, quale l'obbedienza ai Suoi comandamenti ed una vita a Lui consacrata. Chi persiste nel rifiutare questa realtà, anche se cosciente, lo fa perché non si conforma né ai propri interessi e né al sen-timento che è in lui.
Nel Corano, queste persone vengono descritte anche nella Sura, An-Naml:
Essi li rinnegarono ingiustamente ed orgogliosamente, pur credendo dentro di loro con certezza. Guarda quindi ciò che è avvenuto ai corruttori.(Sura XXVII, 14 - An-Naml, Le Formiche)
Ciò che riferisce il Corano è quello che ha avuto luogo fra il Profeta Abramo (psdl) ed il suo popolo, adoratore di idoli, e che ben illustra ciò che stiamo scrivendo. Occorre precisare come nel Corano il termine "idolo" è impiegato per designare tutto ciò che da parte dei credenti può sostituire Dio. L'idolatra non è soltanto chi adora delle statue. Nel caso degli evoluzionisti, gli atomi, il tempo ed il caso come cause di inizio della vita, vengono considerati come degli dei, mentre nessuno può creare la vita. Soltanto Dio possiede tale potere. Il Corano ci ricorda che il Profeta Abramo (psdl) ha distrutto gli idoli al fine di mostrare al suo popolo che ciò che avevano adorato era soltanto un oggetto che non aveva alcun potere sugli uomini.
Egli disse: "Ma il vostro Signore è piuttosto il Signore dei cieli e della terra, è Colui il quale li ha creati. Ed io sono uno di quelli che lo testimoniano. Per Dio, io distruggerò i vostri idoli, per i quali siete tornati sui vostri passi!" Li distrusse, ad eccezione della statua più grande. Può essere che essi ritornino verso questa. Gl idolatri dissero: "Chi ha fatto questo alle nostre divinità? E' certamente fra gli ingiusti" Alcuni dissero: "Abbiamo sentito un giovane uomo sparlare di loro; questi si chiama Abramo" Dissero: "Portatele davanti alle persone affinché possano testimoniare" Quindi aggiunsero: "E' Abramo colui il quale ha fatto questo alle nostre divinità?" Abramo rispose: "E' la più grande di queste statue che ha fatto questo. Domandateglielo, ammesso che esse possano parlare (Sura XXI Al-Anbiyâ, I Profeti: vv. 56-63)
Quindi, i miscredenti hanno visto che questi idoli non potevano rispondere alle loro domande: non erano che delle effigie impotenti, incapaci di proteggere, ed ancora meno di creare qualche cosa; quindi si rimisero alla loro coscienza morale:
Quindi si ricredettero, e dissero fra loro: "Siete voi i veri ingiusti". (Sura XXI, Al-Anbiya, I Profeti: v. 64)
Tuttavia, qualche tempo dopo, ritornarono alla loro antica credenza, negando in maniera altezzosa ed arrogante ciò che nondimeno la loro coscienza morale gli aveva suggerito (Sura XXI Al-Anbiyâ, I Profeti: vv. 65-67).
Sprofondarono quindi nell'angoscia e resistettero tenacemente anche a ciò che avevano accettato. Non vollero più riconoscere la verità e provarono intenso odio nei confronti di chi aveva lacerato il velo che copriva la loro coscienza morale. Addirittura tentarono di uccidere i loro messaggeri al fine di preservare le loro false credenze:
Essi dissero: "Bruciatele! Scuotete le vostre divinità se volete fare qualcosa per loro". (Sura XXI, Al-Anbiya, I Profeti: v. 68)
Si ritrova questo tipo di atteggiamento a tutti i livelli della società: fra l'eminente ricercatore, che ha effettuato molte scoperte per l'umanità, in un uomo d'affari coronato di successo, in un artista dotato o ancora in una persona ricca, colta ed intelligente. Il fatto di non ricorrere alla coscienza morale, e pertanto di non pensare a Dio, di non glorificare la Sua potenza e la Sua arte, di non ringraziarLo per i benefici accordati, conduce l'uomo all'orgoglio. Ma l'intelligenza, le scoperte oppure i beni non saranno di alcun aiuto dopo la morte. Si pensa poco a questo, mentre si sono già dimenticati i nomi di personaggi celebri alla loro epoca per riscoprirli, per la loro ricchezza o per il loro potere. A quelli che sono ricordati, certamente non gli reca sempre onore. Queste persone sono state sorde ai comandamenti di Dio, non gli hanno riconosciuto il potere né apprezzato i favori che gli sono stati accordati. Si sono smarriti perché i loro cuori sono stati sigillati e la loro coscienza morale velata. Nel Corano, Dio evoca quelli che trasgrediscono, sempre alla ricerca dei loro personali interessi e sottomessi alle loro passioni:
Vedi chi assume a propria divinità la sua passione? Dio l'allontana scientemente, suggella il suo udito ed il suo cuore e stende un velo sulla sua vista. Chi quindi può guidarlo dopo Dio? Non lo ricordate dunque? Ed essi dissero: "Non c'è per noi che la vita terrena: moriamo e viviamo e solo il tempo ci fa perire" Essi non hanno di quella alcuna conoscenza: non fanno altro che illazioni. (Sura XLV, Al-Jâhiyya, La Genuflessa: vv. 23-24)
Come è riferito nei versetti di cui sopra, quelli che preferiscono le passioni alla loro coscienza morale e danno prova di alterigia e di ribellione, come loro qualità specifiche, sono "sordi e ciechi". Non avendo la comprensione e la saggezza, non possono distinguere il bene dal male. Il loro comportamento si spiega soltanto con il fatto che non impiegano la loro coscienza morale.
SI POSSONO VEDERE LE PROVE DELL'ESISTENZA DI DIO GRAZIE ALLA COSCIENZA MORALE
Qualsiasi persona coscienziosa si interroga su ciò che lo circonda. Un uomo sensato facilmente noterà che ruota nel creato in maniera impeccabile, in un universo perfetto.
Riflettiamo un solo istante sull'ambiente e sulle condizioni nelle quali ci troviamo: viviamo in un mondo concepito sottilmente e pensato nei minimi dettagli. Il corpo umano è sconvolgente per quanto è perfetto. Durante la lettura di questo libro, il vostro cuore batte in maniera indefettibile, la vostra cute si rinnova, i vostri polmoni puliscono l'aria che respirate, il vostro fegato assorbe il sangue e milioni di proteine vengono sintetizzate ogni secondo nelle vostre cellule al fine di garantire la vita. Pertanto, l'uomo vive incoscientemente migliaia di altre attività del proprio corpo, senza rendersi conto dei processi che vi si realizzano.
Ma questo non è tutto: parliamo del Sole, distante milioni di chilometri dal nostro pianeta, che fornisce la luce, il calore e l'energia delle quali abbiamo bisogno. La sua distanza dalla Terra è talmente perfetta che non possiamo credere né che questa sorgente d'energia ci bruci, né che in mancanza causi il gelo della Terra.
Guardiamo il cielo, al di là del suo aspetto e del suo estetismo, per capire come la massa d'aria che circonda la Terra protegge nello stesso tempo l'uomo e tutti gli esseri viventi da qualsiasi eventuale aggressione esterna. Senza l'atmosfera, nessun essere vivente sopravvive.
Riflettendo su questo ci si domanderà come si è stati creati, come è stato creato l'universo nel quale si vive e come si è mantenuto. Viene offerta, in questo caso, un'alternativa: sia l'intero universo, sia i pianeti, sia le stelle, che tutti gli esseri viventi sono esistiti all'esito di una serie di coincidenze. In questa prospettiva, gli atomi, le più piccole unità della materia che vagano liberamente, si uniscono accidentalmente per formare le cellule, gli animali, le piante, gli uomini, le stelle, ogni struttura ed ogni sistema impeccabile ed estremamente complesso che ci circonda. Tutto ciò che noi vediamo è stato creato da un Creatore che ha la saggezza ed il potere al di sopra di tutte le cose. Niente è formato accidentalmente e tutti i sistemi attorno a noi sono concepiti da un creatore. Questo Creatore è Dio.
Dobbiamo far riferimento alla nostra propria coscienza morale al fine di scegliere l'una o l'altra di queste ipotesi. E' possibile che dei sistemi minuziosi e senza incrinature siano apparsi accidentalmente e funzionino ancora in perfetta armonia? Ricorrere alla propria coscienza morale permette di cogliere che tutto ciò che si trova in questo universo ha un Creatore che è glorificato nella saggezza e che ha il potere al di sopra di tutto. Tutto ciò che ci circonda porta i segni evidenti della Sua esistenza. Il perfetto equilibrio e la perfetta armonia dell'universo e delle creature viventi sono le manifestazioni più eclatanti di una suprema intelligenza. La prova è evidente, semplice ed indiscutibile. La nostra coscienza morale non ha altra scelta che ammettere che tutto è opera di Dio, il solo ed unico Creatore.
Tuttavia, chi non ricorre alla propria coscienza morale non può, per definizione, giungere a questa conclusione, perché difetta di saggezza, che è una qualità spirituale legata alla coscienza morale. Tuttavia, bisogna far attenzione a ciò che intendiamo per saggezza. Contrariamente all'accezione comune, la saggezza è qui un concetto differente dall'intelligenza. Un uomo, intelligente e ben informato, è imprudente se non fa riferimento alla propria coscienza morale ed è incapace di vedere o di comprendere ciò che vive. Facciamo un esempio che permette di operare una differenza fra intelligenza e lsaggezza, frutto della coscienza morale. Un ricercatore può condurre delle ricerche molto specifiche sulla cellula, durante un lungo periodo. Può essere anche il migliore nel suo campo. Tuttavia, se questi è privo di saggezza e coscienza morale, non conoscerà che la cellula, senza però essere capace di giungere a corrette conclusioni. Al contrario, un uomo saggio e coscienzioso coglierà nel dettaglio gli aspetti miracolosi e perfetti di una cellula e ne riconoscerà la mano di un creatore, di un ideatore della saggezza superiore. Se usa la propria coscienza morale, giungerà alla seguente conclusione: il potere di chi crea una cellula con una tale perfezione, dev'essere anche il Creatore di tutti gli esseri viventi e di ogni cosa.
Nel Corano, abbiamo l'esempio del Profeta Abramo (psdl), che ha trovato Dio ascoltando la voce della sua coscienza morale.
Quando arrivò la notte, egli osservò una stella e disse: "Ecco il mio Signore" Dopo che la stella sparì, egli disse: "Non amo le cose che spariscono". Quindi osservò la luna che si levava, e disse: "Ecco il mio Signore". Quando sparì anche la luna, disse: "Se il mio Signore non mi guida, certamente sarò fra la gente idolatra". Quando osservò il sole levarsi, egli disse: "Ecco il mio Signore! Egli è il più grande". Quando anche il sole sparì, egli disse: "O popolo mio, io disconosco tutto ciò che voi associate a Dio. Volgo il mio sguardo esclusivamente verso Colui che ha creato il cielo e la terra; non faccio parte di coloro i quali associano altri a Lui". (Sura VI Al-An'âm: 76-79 - Il Bestiame)
Il versetto qui sopra mostra, come fa il Profeta Abramo (psdl), che si può trovare Dio per mezzo della saggezza. Grazie alla sua coscienza morale, questi si è reso conto che tutte le cose che vedeva attorno a lui erano solamente degli esseri creati, molto inferiori al Creatore. Chiunque fa riferimento alla propria coscienza morale tenderà spontaneamente alla medesima conclusione. Qualsiasi persona che rifletta sinceramente, che faccia uso della sua coscienza morale e che rifugga dalle proprie passioni, può cogliere l'esistenza e la gloria di Dio. Se, al contrario, si rifiuta di vedere i fatti manifesti ed agisce come se non esistessero, allora si svilirà. Quest'ultima attitudine è causata da un conflitto di interessi: grazie alla coscienza morale, si riconosce ciò che è giusto e ciò che non lo è. Ma, finché gli interessi personali prendono il sopravvento, ci si rifiuta di vedere il bene. Accettare l'esistenza di Dio significa sottomettersi a Lui, del quale si ha infinitamente bisogno e dinanzi al quale si è responsabili.
Citiamo un esempio ben conosciuto nella storia scientifica per mostrare come una coscienza morale velata possa ingannare un uomo, malgrado la propria intelligenza e la propria conoscenza. Francesco Crick è uno dei due ricercatori che ha scoperto la struttura del DNA negli anni '50. Fece, senza dubbio, una delle più importanti scoperte della storia scientifica, dopo un assiduo lavoro ed una conside-revole dose di sapienza e di intelligenza. Per questo fu insignito del Premio Nobel.
Durante la sua ricerca, Francesco Crick si è talmente meravigliato della struttura della cellula e del suo misterioso concetto che, pur essendo un fervente evoluzionista, ha espresso nel suo libro i seguenti concetti:
Un uomo onesto, dotato di tutta la conoscenza oggi disponibile, potrà solamente dichiarare che l'origine della vita sembra essere in questo momento, in un certo senso, quasi un miracolo, se numerose sono le condizioni che dovranno essere soddisfatte per mantenerle (Francesco Crick, Life Itself: Its Origin and Nature, New York : Simon et Schuster, 1981, p. 88)
Crick, che credeva nell'evoluzione e nell'idea che la vita è il risultato di coincidenze, ha studiato dettagliatamente le cellule. Egli riteneva che la cellula non può essersi formata per caso e pertanto non può essere che un miracolo. Gli evoluzionisti, tuttavia, non ritengono che esista alcun'altra spiegazione al di fuori del caso, perché il contrario presumerebbe accettare l'esistenza di Dio. Malgrado tutto, Crick rimase impressionato dalla perfezione della cellula, e dovette riconoscere la propria meraviglia. Tuttavia, Crick non poté seguire a lungo la sua coscienza mora-le: sostenne di non poter accettare l'esistenza di Dio e quindi questa creazione, che esige una saggezza superiore, non può essere in nessun caso spiegata con delle coincidenze, è stata realizzata da "extraterrestri". In altri termini, degli extraterrestri, e non Dio, avrebbero portato il primo campione di DNA sulla Terra, permettendo così l'inizio della vita!
Questo è un tipico esempio di dove può arrivare un uomo, qualunque sia la sua intelligenza od il suo sapere, che reprima la sua coscienza morale. Questo "ricercatore", Premio Nobel, ha offuscato il suo spirito a tal punto da non arrivare neanche a riflettere sulla questione di conoscere come abbia fatto un extraterrestre ad aver creato sé stesso.
Michele J. Behe, celebre professore americano di biochimica, spiega senza impiegare il termine coscienza morale, la situazione di questo genere di ricercatori:
Durante questi quattro ultimi decenni, la moderna biochimica ha scoperto i segreti della cellula. Gli sforzi sono stati duri. Alcune decine di migliaia di persone hanno consacrato la loro vita al noioso lavoro che è quello del laboratorio…..
Il risultato di questi sforzi accumulati intrapresi per studiare la cellula - al fine di studiare la vita a livello molecolare - è un appello forte, chiaro, e pungente, nel dire "Concepimento"! Il risultato è talmente evidente e talmente significativo che dev'essere classificato fra uno dei più grandi avvenimenti della storia della scienza….Questo trionfo della scienza dovrebbe far gridare a decine di migliaia di voci "Eureka"!
Ma nessuno ha festeggiato, nessuno ha applaudito. Al suo posto, un curioso ed imbarazzante silenzio circonda la rigida complessità della cellula. Quando il soggetto è affrontato in pubblico, le persone cominciano a scalpitare, ed il respiro diviene affannoso. Le persone sono un po' più distese in privato; molti ammettono esplicitamente l'evidenza, poi abbassano gli occhi, scuotono la testa, e continuano come prima.
Perché la comunità scientifica non abbraccia avidamente la sua sbalorditiva scoperta? Perché il fatto di osservare il concepimento è manipolato da intellettuali? Il dilemma è che se le si assegna il titolo di "concepimento intelligente" da un lato imponente, dall'altro dovrà portare il titolo di Dio (Michel J. Behe, Darwin's Black Box, New York : Free Press 1996, pp. 232-233).
I segni dell'esistenza di Dio sono chiarissimi ed evidenti a tutti. E' chiaro che il Creatore dell'universo è Dio. Alcuni rifiutano l'esistenza di Dio non perché non credano veramente in Lui, ma perché non vogliono essere obbligati ad agire secondo la morale adottata dai credenti. Tutti intimamente riconoscono l'esistenza e la potenza eterna di Dio. Tuttavia, ammettere l'esistenza di Dio e rendersi conto del suo potere implica una responsabilità verso di Lui, quale l'obbedienza ai Suoi comandamenti ed una vita a Lui consacrata. Chi persiste nel rifiutare questa realtà, anche se cosciente, lo fa perché non si conforma né ai propri interessi e né al sen-timento che è in lui.
Nel Corano, queste persone vengono descritte anche nella Sura, An-Naml:
Essi li rinnegarono ingiustamente ed orgogliosamente, pur credendo dentro di loro con certezza. Guarda quindi ciò che è avvenuto ai corruttori. (Sura XXVII, 14 - An-Naml, Le Formiche)
Ciò che riferisce il Corano è quello che ha avuto luogo fra il Profeta Abramo (psdl) ed il suo popolo, adoratore di idoli, e che ben illustra ciò che stiamo scrivendo. Occorre precisare come nel Corano il termine "idolo" è impiegato per designare tutto ciò che da parte dei credenti può sostituire Dio. L'idolatra non è soltanto chi adora delle statue. Nel caso degli evoluzionisti, gli atomi, il tempo ed il caso come cause di inizio della vita, vengono considerati come degli dei, mentre nessuno può creare la vita. Soltanto Dio possiede tale potere. Il Corano ci ricorda che il Profeta Abramo (psdl) ha distrutto gli idoli al fine di mostrare al suo popolo che ciò che avevano adorato era soltanto un oggetto che non aveva alcun potere sugli uomini.
Egli disse: "Ma il vostro Signore è piuttosto il Signore dei cieli e della terra, è Colui il quale li ha creati. Ed io sono uno di quelli che lo testimoniano. Per Dio, io distruggerò i vostri idoli, per i quali siete tornati sui vostri passi!" Li distrusse, ad eccezione della statua più grande. Può essere che essi ritornino verso questa. Gl idolatri dissero: "Chi ha fatto questo alle nostre divinità? E' certamente fra gli ingiusti" Alcuni dissero: "Abbiamo sentito un giovane uomo sparlare di loro; questi si chiama Abramo" Dissero: "Portatele davanti alle persone affinché possano testimoniare" Quindi aggiunsero: "E' Abramo colui il quale ha fatto questo alle nostre divinità?" Abramo rispose: "E' la più grande di queste statue che ha fatto questo. Domandateglielo, ammesso che esse possano parlare". (Sura XXI Al-Anbiyâ, I Profeti: vv. 56-63)
Quindi, i miscredenti hanno visto che questi idoli non potevano rispondere alle loro domande: non erano che delle effigie impotenti, incapaci di proteggere, ed ancora meno di creare qualche cosa; quindi si rimisero alla loro coscienza morale:
Quindi si ricredettero, e dissero fra loro: "Siete voi i veri ingiusti". (Sura XXI, Al-Anbiya, I Profeti: v. 64)
Tuttavia, qualche tempo dopo, ritornarono alla loro antica credenza, negando in maniera altezzosa ed arrogante ciò che nondimeno la loro coscienza morale gli aveva suggerito (Sura XXI Al-Anbiyâ, I Profeti: vv. 65-67).
Sprofondarono quindi nell'angoscia e resistettero tenacemente anche a ciò che avevano accettato. Non vollero più riconoscere la verità e provarono intenso odio nei confronti di chi aveva lacerato il velo che copriva la loro coscienza morale. Addirittura tentarono di uccidere i loro messaggeri al fine di preservare le loro false credenze:
Essi dissero: "Bruciatele! Scuotete le vostre divinità se volete fare qualcosa per loro". (Sura XXI, Al-Anbiya, I Profeti: v. 68)
Si ritrova questo tipo di atteggiamento a tutti i livelli della società: fra l'eminente ricercatore, che ha effettuato molte scoperte per l'umanità, in un uomo d'affari coronato di successo, in un artista dotato o ancora in una persona ricca, colta ed intelligente. Il fatto di non ricorrere alla coscienza morale, e pertanto di non pensare a Dio, di non glorificare la Sua potenza e la Sua arte, di non ringraziarLo per i benefici accordati, conduce l'uomo all'orgoglio. Ma l'intelligenza, le scoperte oppure i beni non saranno di alcun aiuto dopo la morte. Si pensa poco a questo, mentre si sono già dimenticati i nomi di personaggi celebri alla loro epoca per riscoprirli, per la loro ricchezza o per il loro potere. A quelli che sono ricordati, certamente non gli reca sempre onore. Queste persone sono state sorde ai comandamenti di Dio, non gli hanno riconosciuto il potere né apprezzato i favori che gli sono stati accordati. Si sono smarriti perché i loro cuori sono stati sigillati e la loro coscienza morale velata. Nel Corano, Dio evoca quelli che trasgrediscono, sempre alla ricerca dei loro personali interessi e sottomessi alle loro passioni:
Vedi chi assume a propria divinità la sua passione? Dio l'allontana scientemente, suggella il suo udito ed il suo cuore e stende un velo sulla sua vista. Chi quindi può guidarlo dopo Dio? Non lo ricordate dunque? Ed essi dissero: "Non c'è per noi che la vita terrena: moriamo e viviamo e solo il tempo ci fa perire" Essi non hanno di quella alcuna conoscenza: non fanno altro che illazioni. (Sura XLV, Al-Jâhiyya, La Genuflessa: vv. 23-24)
Come è riferito nei versetti di cui sopra, quelli che preferiscono le passioni alla loro coscienza morale e danno prova di alterigia e di ribellione, come loro qualità specifiche, sono "sordi e ciechi". Non avendo la comprensione e la saggezza, non possono distinguere il bene dal male. Il loro comportamento si spiega soltanto con il fatto che non impiegano la loro coscienza morale.
QUELLI CHE SI INTERROGANO E QUELLI CHE IGNORANO
Fin qui abbiamo visto come un uomo coscienzioso si renda conto dell'esistenza di Dio. Chi, in virtù della propria coscienza morale, riconosce che esiste un Creatore, giungerà alla seguente conclusione: se Dio ha creato un universo così perfetto ed ha dotato l'uomo di una coscienza morale per comprenderlo, non lo lascerà inattivo. Egli avrà sicuramente stabilito qualche contatto con questi esseri intelligenti che ha creato e si sarà manifestato a loro. Inoltre, Dio avrà avuto certamente un fine per creare tutto questo, che vorrà far loro conoscere. Colui il quale usa questa coscienza morale, prova il desiderio ardente di conoscere il Creatore che lo ha creato, e che ha creato l'intero universo. Questo desiderio diviene anche lo scopo unico della sua vita. Si rende conto di aver bisogno di Dio, che l'ha creato a partire dal nulla che gli ha accordato la vita quando era nulla ed al quale appartiene tutto il potere. Capisce anche che Dio ha creato tutto con uno scopo, che ogni cosa ha uno scopo. Il cielo è simile ad un soffitto che protegge il nostro pianeta; le cellule sono la base degli esseri viventi; la pioggia apporta abbondanza ed il sole è fonte di luce e di calore. In breve, l'uomo può vedere che tutto ciò che lo circonda, impossibile per noi qui enumerare, non è stato creato vanamente. Egli si domanda allora: "Se mi trovo in un mondo così perfetto ed impeccabilmente concepito, e poiché morirò presto, allora qual è lo scopo della mia presenza qui?" E cerca delle risposte a questa domanda.
Non si accontenta - al fine di conoscere Dio, di apprendere ciò che Egli esige da lui, ed al fine di conoscere qual è lo scopo della Sua creazione - di alcune indicazioni, suscettibili d'essere false od insufficienti, districandosi fra le une e le altre. Non fidandosi mai dei detti spesso inconsistenti e contraddittori degli uomini, egli considera che la miglior guida per giungere a Dio è il libro che questi ha rivelato: il Corano, ultimo libro che Dio ha inviato e che ha protetto, che diviene quindi la sua guida.
Quelli che non conoscono il Corano non seguono la loro coscienza morale:
Quante persone nel mondo hanno letto il Corano o si sono interessate a questo?
Dio invia un libro per guidare gli uomini, avvertendoli che saranno interrogati dopo la loro morte riguardo i loro comportamenti: hanno o meno tenuto conto di ciò che vi è scritto? Gli uni otterrano il paradiso, gli altri l'inferno. Tutti lo sanno. Se questo non è grazie alla loro propria coscienza morale, allora è a causa degli altri. Malgra-do tutto, sono fra quelli che non hanno ancora letto il Corano. Non ci si domanda neanche ciò che contiene questo libro per il quale si dovrà rendere conto nel Giorno del Giudizio.
Immaginiamo che un uomo riceva una lettera dall'impresa presso la quale lavora all'interno di una busta sulla quale c'è scritto: "importantissima per la tua carriera". Gli si chiederà di leggere questa lettera e di completare delle indicazioni ivi contenute, e ciò entro un dato termine. Che cosa farà? Appenderà questa lettera al muro senza neanche leggerla, la metterà in un cassetto, o ancora, la leggerà senza curarsi del contenuto? Oppure la leggerà immediatamente con grande curiosità? Provvederà immediatamente a quanto richiesto? La saggezza ed il buon senso gli consiglieranno certamente di leggere questo messaggio. Ora, la maggior parte delle persone, a causa di una consistente leggerezza, non pensa di leggere il più essenziale libro che esista: il messaggio di Dio ai Suoi Servitori. Il Corano ci riferisce come le persone hanno abbandonato il libro inviato da Dio:
Ed il Messaggero disse: "Signore, il mio popolo ha veramente trascurato questo Corano!" (Sura XXV, Al-Furqân, Il Discernimento: v. 30)
E quando giunse loro, da parte di Allah, un messaggero che confermava quello che già avevano ricevuto, alcuni di quelli ai quali erano state date le Scritture, si gettarono dietro le spalle il Libro di Allah, come se non volessero saperne nulla. (Sura II, Al-Baqara, La Vacca: v. 101)
In questi versetti, l'espressione "come se essi non ne volessero saperne nulla" segnala che le persone scientemente negano il libro di Dio. Chiunque sa, nel proprio intimo, che deve leggere il Corano e mettere in pratica i suoi comandamenti. Tuttavia, la maggior parte finge di non saperlo. La ragione sta nel fatto che le persone non si conformano alla loro coscienza morale.
LA COSCIENZA MORALE ED IL CORANO MOSTRANO ALL'UOMO IL VERO SCOPO DELLA VITA
Pensate voi che vi ho creato gratuitamente e che non sarete ricondotti a me? (Sura XXIII, Al-Mu'minûn, I Credenti: v. 115)
Chi pensa secondo la propria coscienza morale rifletterà sullo scopo della sua vita e si rivolgerà naturalmente verso il Corano, la rivelazione di Dio. Durante la lettura del Corano, è estremamente importante che la coscienza morale sia aperta e che la lettura di ogni versetto sia compiuta con sincerità ed intenzione di vivere in conformità con il messaggio divino. Chi consulta il Corano saprà il perché è stato creato:
Non ho creato i djin e gli uomini che per adorarmi. Non cerco da loro un contributo; non voglio che mi nutrano. In verità, è Dio che è il Grande Sostentatore, il Detentore della forza, l'Inflessibile. (Sura LI, Adh-Dhâriyât, Il Vento: v. 56-58)
Lo scopo della vita dell'uomo sulla Terra è l'essere messi alla prova:
Colui il quale ha creato la morte e la vita al fine di mettervi alla prova e di conoscere chi di voi è migliore ad operare, ed è Lui il Potente, il Misericordioso. (Sura LXVII, Al-Mulk, L'Altissimo: v. 2)
Un libro dalla perfetta rettitudine per avvertire che una severa punizione viene da Allah e per annunciare ai credenti che fanno le buone opere che avrà per loro una bella ricompensa. (Sura XVIII, Al-Kahf, La Caverna: v. 7)
Abbiamo creato l'uomo da una goccia di sperma per metterlo alla prova. L'abbiamo fatto ascoltando e vedendo. L'abbiamo guidato nel cammino, sia che sia riconoscente, sia che sia ingrato. (Sura LXXVI, Al-Insân, L'Uomo: vv. 2-3)
Chi legge questi versetti comprende che Dio ha creato la vita per mettere alla prova l'uomo. Si pensa soltanto a sé, come agli altri. La maggior parte delle persone costantemente si affatica e lotta per la propria esistenza in questo mondo. Elabora progetti molto dettagliati per la sua vita terrena: la scuola che frequenta, il lavoro che ha, il matrimonio, i figli, la casa nella quale vive, l'automobile che ha acquistato, lo stipendio, il luogo in cui festeggia il nuovo anno, i regali che riceve per il compleanno, la pensione, le vacanze, etc. Ciascuno ha i propri piani ed i propri obiettivi da seguire. Tuttavia nessuno si cura di pensare al reale scopo della propria presenza in questo mondo. Un uomo coscienzioso non vede in questo altro che indifferenza e follia.
E' Dio che ha creato l'uomo, gli ha dato la vita e lo fa vivere. Essere suo schiavo, questo è lo scopo della creazione. Solo la sottomissione a Dio e la ricerca della Sua soddisfazione, al fine di sacrificare i propri beni, farà prosperare l'uomo. Tuttavia, la maggior parte delle persone conduce una vita indiferrente ed interes-sata, come se non fosse del tutto cosciente della vita stessa, e vive solamente per godere la vita terrena. Un uomo che si conforma alla propria coscienza morale vede che la maggior parte delle persone si trova dinanzi ad un pericoloso stato di negli-genza. Quindi, si rende conto che le altre persone non possono essere un riferi-mento per lui e che li segue dicendo: "la maggior parte di loro lo fa, allora anch'io posso farlo", questo impedisce di prendere il Corano come unica guida.
 

LA COSCIENZA MORALE ED IL CORANO METTONO IN EVIDENZA CON CERTEZZA LA CREDENZA NELLL'ALDILA'


Chi si rende conto che si è in questo mondo per essere messo alla prova da Dio, seguirà un altro modo di ragionare. Se siamo messi alla prova durante tutta la nostra vita - e la morte, quindi, non potrà esserne la fine - dobbiamo credere che ci sarà un risultato conseguente a questa prova, non nella vita presente ma nell'al di là. In passato, ci sono stati tiranni dissoluti ed omicida, ma anche messaggeri di Dio ed altre persone ancora di alta moralità che hanno consacrato tutta la loro vita alla causa di Dio. Sono stati poveri e sventurati sottomessi all'oppressione. Sono tutti spariti dalla faccia della Terra; tutti i buoni e tutti i cattivi sono nelle loro tombe. Non resta nulla di loro, se non delle ossa. I conti non sono stati completamente regolati in questo mondo, è necessariamente un punto sul quale è stato sospeso il giudizio. Le persone coscienziose troveranno, nei versetti del Corano che seguono, che Dio dichiara di aver rinviato il regolamento dei conti nell'al di là, in cui ciascuno sarà interamente ricompensato per gli atti compiuti in questo mondo.
E' a Lui che tutti voi ritornete, in verità è quella la promessa di Dio! E' Lui che crea una prima volta poi ricrea (facendo resuscitare) al fine di retribuire con equità tutti quelli che hanno creduto e fatto le buone opere. Quanto a quelli che non hanno creduto, essi avranno una bevanda d'acqua bollente ed un castigo doloroso a causa della loro miscredenza! (Sura X, Yûnus, Giona : v. 4)
Sicuramente, il tuo Signore concederà il compenso a tutti per le loro opere...E' perfettamente al corrente di ciò che fanno. (Sura XI Hûd: v. 111)
Quelli che si rifanno al Corano sanno che tutto ciò che compiono è conosciuto da Dio e che ogni atto, buono o cattivo, troverà ricompensa. Nessuna azione è dimen-ticata né trascurata, come molti, a torto, suppongono. Dio descrive nel Corano il Giorno dei Conti e la vita reale che attende ciascuno dopo il pagamento dei conti.
La vita di questo basso mondo è un luogo temporaneo di prova. La vita reale è nell'al di là, nel paradiso o nell'inferno. Dopo la morte, ciascuno verrà interrogato su ogni azione che avrà compiuto. Quelli che hanno vissuto sotto gli auspici di Dio vivranno per sempre nell'unica possibile meravigliosa dimora che può esistere per un essere umano. Quanto agli altri, condurranno una eterna vita all'inferno nel quale conosceranno le più estreme forme di dolore e di angoscia. La vera vita inizierà dopo la morte.
Seguire la propria coscienza morale in una vita retta sul gioco e sul divertimento è contraddittorio. Si preferisce elaborare dei piani da cui si possano ottenere profitti in questo mondo, ma molti piani non riguardano la morte o l'al di là. La morte, tuttavia, è una realtà molto più assoluta di tutti questi progetti. Ma le persone non la prendo-no in considerazione. Cercano di vivere la loro vita come se non dovessero mai morire. Quale può essere, allora, la causa per la quale la stragrande maggioranza conduce la propria vita ignorando questo?
Per rispondere a questa domanda, bisogna riflettere un po': quante volte avete pensato alla morte durante la vostra vita? Avete mai pensato che un giorno morirete, ogni persona che vi ama e che voi amate vi seppellirà e lascerà la vostra tomba per continuare a condurre la propria vita quotidiana? Tutto ciò che avete posseduto non avrà più per voi alcun valore. Avete già considerato come avverrà la vostra morte? La vostra carne marcirà sotto il sole, ma la vostra anima cosa subirà?
L'uomo possiede un'anima e l'anima non scomparirà. Prima che l'uomo muoia, per l'anima inizia una nuova vita, ma ci si è domandati quale sorte di vita l'aspetta? La maggior parte delle persone, non avrà mai pensato a questo, perché ciò spaventa. Si preferisce evitare il più possibile queste discussioni. Quando viene in essere questa riflessione, si tenta di scherzarci sopra o di esorcizzare la paura che si prova.
Perché cercare di sfuggire da questa realtà? L'ignoranza impedisce di rifletterci? No, ben inteso. La ragione per la quale si evita di pensare alla morte ed all'al di là è che questa spinge la coscienza morale all'azione, ricordando che si è responsabili verso Dio e che dopo la morte si renderanno i conti di ogni atto. Nel momento in cui la coscienza morale si risveglia, tutto ciò che è stato fatto sino a quel momento perde di importanza e l'uomo si rende conto di ciò che è veramente importante per lui. Può risultare difficile dire a sé stesso che tutta questa vita non avrà alcuna importanza quando si muore, ma riflettere sulla morte permette di comprendere ogni verità. La morte può arrivare quando meno ve lo aspettate. E' molto probabile che non abbiate nessuna possibilità di essere pronti. Potrebbe giungere adesso o tra qualche anno.
LA VERA COSCIENZA MORALE È QUELLA CHE SI PROVA NEL MOMENTO IN CUI SI VEDONO GLI ANGELI DELLA MORTE ED IL FUOCO DELL'INFERNO.
E' possibile che avrete già visto qualcuno morire. Morire certamente il suo corpo, ma c'è parallelamente anche l'esperienza che l'anima subisce durante la morte, che solo chi sta morendo conosce. La morte del corpo può essere tranquilla, come ad esempio nel caso di una persona che muore nel proprio letto di morte naturale, o tragica come nel caso di un sinistro stradale o di una lunga e grave malattia. Tuttavia, l'esperienza della morte è per l'anima di gran lunga differente da quello che sembrerebbe essere.
Se la persona che muore è un credente, la sua anima sarà sicuramente elevata da due angeli che gli annunceranno le buone notizie per la sua vita eterna. Non è né spaventosa, né amareggiata, perché possiede l'inconmmensurabile gioia di conoscere ciò che sarà il piacere e la pace eterna:
Coloro che verranno colti dagli angeli in stato di purezza, gli diranno: "Saluti a voi, entrate nel Giardino, il compenso per quello che avete fatto" (Sura XVI An-Nahl, Le Api: v. 32)
Essi precederanno i Suoi Comandamenti, ed agiranno secondo i Suoi ordini. (Sura XXI Al-Anbiyâ?: v. 27)
Nel caso di un uomo che non ha condotto la propria vita conformemente al piacere divino, poco importa come muoia il suo corpo, perché ciò che la sua anima proverà sarà l'inizio di una vita piena di sofferenze. Nel Corano, Dio avverte queste persone:
Cosa sarà di loro quando gli angeli li finiranno, battendo le loro facce e le loro spalle? (Sura XLVII, Muhammad: v. 27)
Perché provare ad immaginare il momento della morte vi inciterà a comportarvi con coscienza morale e con totale sincerità. La morte vi può sorprendere mentre guidate la vostra autovettura o mentre siete applicati in una qualsiasi occupazione. Improvvisamente sarete difronte ai due angeli della morte, che possono assumere sembianze terrificanti per chi non ha condotto una vita in conformità con la volontà divina e che ha ignorato la morte e l'al di là. Nel Corano, è riportato che questi angeli tenderanno le loro mani alla persona alla quale sono venuti a prendergli la vita, la tireranno verso di loro e gli annunceranno un supplizio degradante ed eterno, battendo il loro viso e la loro schiena. La separazione dell'anima dal corpo causa un gran dolore. L'uomo solo allora comprende ciò che in seguito l'attende. Questo momento è descritto nella Sura LXXV, Al-Qiyâma, La Resurrezione:
Ed in quel giorno ci saranno volti rabbuiati, che si aspettano un castigo terribile,. No, quando l'anima sarà giunta alle clavicole e che si dirà "chi è esorcista/guaritore?" e l'agonizzante capirà che ci sarà la separazione e le gambe si irrigidiranno, è verso te Signore che quel giorno verrai condotto. Ma non ha né creduto e né fatto la preghiera; al contrario, ha mentito e voltato le spalle. (Sura LXXV, Al-Qiyâma, La Resurrezione: vv. 24-32)
Anche voi farete certamente questa esperienza al momento della morte. Che cosa sarà quindi importante? Che cosa sarà insignificante per voi in quel momento? Che cosa rimpiangerete di aver fatto o di non aver fatto? Quali saranno i consigli che riterrete dover seguire? Quale persona sperereste non dover mai incontrare? Delle piccole cose della vita, quali il lavoro, in quale misura, quindi, vi interesseranno? Quale importanza assumeranno gli abiti che avete voluto indossare durante una se-rata, o le opinioni degli altri sulla vostra persona in relazione con la realtà dell'al di là?
Se una persona non ha soddisfatto Dio durante la propria vita, e non ha fatto del proprio meglio per meritare il Suo gradimento, proverà, nel momento di morire, oltreché una grande ingiustizia, anche un rimorso che non saprà reprimere. I discorsi pieni di rimpianto quali: "avrei dovuto ascoltare tale persona", "vorrei aver fatto regolarmente le mie preghiere", "avrei desiderato vivere per Dio", etc. continueranno ad occuparlo. Durante questo tempo, la morte si farà sentire considerevolmente, perché i due angeli lo trascineranno verso l'inferno, umiliandolo. Prima di entrarvi, ciascuno a turno verrà interrogato e comprenderà il perché ha un posto all'inferno. In quel momento, l'uomo sarà pervaso da un orrore indicibile: tutti i fatti e le azioni, tutti i suoi pensieri, saranno lui mostrati, uno per uno. Tutto ciò che pensava di sapere soltanto lui ed altre cose ancora, che aveva addirittura dimenticato, gli saranno mostrate:
Quel giorno, le persone usciranno separatamente affinché gli vengano mostrate le loro opere. Chi avrà fatto del bene (anche solo) del peso di un atomo lo vedrà, e chi avrà fatto del male (anche solo) del peso di un atomo lo vedrà. (Sura XCIX Az-Zalzalah, Il Terremoto: vv. 6-8)
Pensate al rimpianto che proverete quando tutta la vostra vita sarà mostrata in questo modo. Che cosa vi farà dire: "rimpiango di aver fatto questa cosa", "rimpiango di non aver fatto quest'altra cosa"?
Quel giorno sarà ineluttabile. Chi vuole, cerchi rifugio presso il suo Signore. Vi abbiamo avvertito di un castigo così imminente, il giorno in cui l'uomo vedrà ciò che le proprie mani hanno preparato; e l'infedele dirà: "Pietà di me! Come avrei amato non essere che polvere". (Sura LXXVIII An-Nabâ', L'Annuncio: vv. 39-40)
Inoltre, le persone proveranno grande collera e ripugnanza nei confronti di sé stessi per tutto ciò che hanno commesso durante questa vita terrena. Peggio ancora, ancor più grande, saranno la collera ed il rancore da parte di Dio nei loro confronti:
A quelli che non avranno creduto si proclamerà: "L'avversione di Dio (verso di voi) è più grande dell'avversione verso voi stessi, quando voi, chiamati alla fede, persistete nella miscredenza. (Sura XL Al-Ghâfir, La Misericordia: v. 10)
Nel Corano, si riferisce che quel giorno il rimpianto ed il ricordo saranno inutili. Sarà pertanto troppo tardi. Non sarà più possibile correggere ciò che è stato fatto in passato. Le porte dell'inferno si chiuderanno dietro all'uomo per l'eternità (Sura LXXXIX, Al-Fajr, L'Alba: vv. 23-26).
Tutti gli uomini, anche i più traviati, vedranno chiaramente ciò che la loro coscienza morale gli suggerirà nel momento della morte e quando dovranno rendere conto, ma tornare indietro sarà impossibile, non potranno più correggere la loro posizione. Lo scopo di questo libro è di risvegliare la coscienza morale di ciascuno, finché si è ancora in tempo e di invitare tutti a vivere una vita volta a riparare i fatti negativi del passato al fine di non provare alcun rimpianto nell'al di là.
La differenza fra le persone che seguono sempre la propria coscienza morale e quelle che non lo fanno, è la forza della fede che la gente coscienziosa ha in Dio e nell'al di là. Un uomo coscienzioso agisce sempre come se fosse interrogato trovandosi all'inferno. Dio evoca nel Corano alcuni Suoi messaggeri, i quali si ricordavano costantemente dell'al di là:
E ricordati di Abramo, Isacco e Giacobbe. Nostri servitori potenti e lungimiranti. Noi abbiamo fatto di loro degli eletti: il ricordo dell'al di là. (Sura XXXVIII Þâd: vv. 45-46).
VIVERE INCESSANTEMENTE IL CORANO SECONDO LA COSCIENZA MORALE
L'unico scopo di una persona che si rende conto dell'esistenza di Dio e dell'al di là è quella di piacere a Dio e di vivere eternamente in paradiso. E' impossibile, per chi si conforma alla propria coscienza morale ed alla saggezza, avere altri obiettivi. Il grande errore dell'uomo è di pensare che la religione sia una credenza che comprende solo una piccola parte della propria vita: non la si ricorda che occasionalmente e la si relega a qualche culto d'adorazione. Al contrario, secondo il Corano, tutta la vita dell'uomo, oltre all'aspetto cultuale, dev'essere consacrata a Dio:
Dì: "In verità, la mia preghiera, i miei atti di devozione, la mia vita e la mia morte appartegono a Dio, il Signore dei mondi". (Sura VI Al-An'am, Il Bestiame: v. 162)
Ciò significa che in tutte le sue parole, in tutte le sue decisioni ed in tutte le sue azioni, l'uomo deve prestare attenzione ad ottenere il gradimento di Dio. Se pensa che una cosa non sia Lui gradita, la deve assolutamente evitare. Non ha alcun'altra scelta chi sarà chiamato a rendere il conto per la vita che ha seguito: la dimora eterna dipenderà dal risultato. Inoltre, chi non è ingrato e chi pensa e comprende la verità non considererà sicuramente niente di più importante che far piacere al suo Creatore, che l'ha creato dal nulla, gli ha donato la vita quando non esisteva e gli ha accordato la possibilità di vivere per sempre in paradiso.
Chi decide di passare tutta la vita dedicandola a Dio deve dar ascolto alla propria coscienza morale per scoprire come potrà piacere a Dio stesso. Nel Corano, Dio ha chiaramente definito tutti i Suoi ordini e le azioni che ha proibito. Seguire la propria coscienza morale permette d'osservare strettamente questi comandamenti. Si debbono prendere come guida i modelli di buon comportamento descritti nel Corano per agire con grandissima sincerità e per mettere in pratica, nel miglior modo possibile i precetti coranici. La preghiera è uno di questi obblighi:
Quando si compie la preghiera, invocate il nome di Dio, in piedi, seduti o coricati su un fianco. Quando poi siete in purità, fate la preghiera (normalmente), perché la preghiera, per i credenti, va compiuta in momenti determinati. (Sura IV An-Nisâ', Le Donne: v. 103)
Se è possibile sia vivere ciò che la propria coscienza morale dètta conformemente con ciò che il Corano esige e sia seguire i comandamenti coranici avanzando diversi pretesti, tuttavia non bisogna dimenticare che, quel che sia la scusa avanzata per non compiere le preghiere, questa non sarà accettata nell'al di là. In un altro versetto, Dio chiede all'uomo di agire con giustizia qualsiasi siano le condizioni e le circostanze:
O voi che credete! Osservate strettamente la giustizia nel timore di Dio, fosse anche contro voi stessi, o contro vostro padre o vostra madre o contro i vostri prossimi parenti. Che si tratti di un ricco come di un bisognoso; nell'uno come nell'altro caso, Dio ha la priorità. Non seguite dunque le passioni, al fine di non deviare dalla giustizia. Se voi testimoniate il falso o se voi vi rifiutate, sappiate che Allah conosce perfettamente tutto ciò che fate. (Sura IV An-Nisâ', Le Donne: v. 135)
Adempiere ai comandamenti di Dio con la stessa cura con la quale si seguono i propri interessi non è possibile se non ascoltando la voce della coscienza morale. Riflettiamo su qualche situazione che può affrontare chi è invitato a prestare attenzione ai versetti di cui sopra.
E' possible, per esempio, che una persona - testimoniando il vero in un processo - causi la condanna di un proprio familiare. Nondimeno, con un esempio parallelo, una persona che sa che renderà conto dopo la propria morte ascolta la voce della sua coscienza morale ed agisce in conformità con i precetti coranici. Nulla di questo mondo può essere ritenuto più grande dei benefici dell'al di là. Leggiamo in un altro versetto:
O Credenti! Siate rigorosi (nei vostri doveri) verso Dio e (siate) testimoni imparziali. E l'odio per un popolo non vi induca ad essere ingiusti. Praticate l'equità; è più cònsona alla pietà. E temete Dio. Perché Dio è certamente chi conosce perfettamente ciò che voi fate. (Sura V Al-Mâ'ida, La Tavola: v. 8)
Affinché una persona possa agire in conformità con questo versetto, deve dominare la propria collera anche quando è furioso e prendere una giusta decisione. Può non amare la persona con la quale intrattiene una conversazione a causa dei modi di fare e delle parole di questa, ed anche portare rancore nei suoi confronti.
Quindi, qualsiasi sia il carattere di questa persona, bisogna obbedire all'ordine di Dio che esige di essere giusti verso chiunque. In un altro versetto, Dio ci prescrive di evitare il sospetto ed il pettegolezzo:
O voi che credete! Evitate troppe congetture (sugli altri) perché le congetture sono peccato. E non spiate; e non sparlate gli uni degli altri. Chi di voi ama mangiare la carne del proprio fratello morto? (No!) Sarebbe un orrore. E temete Dio. Perché Dio è il Grande Accoglitore del pentimento, è Misericordioso. (Sura XLIX Al-Hujurat, Le stanze Intime: v. 12)
Dio, quindi, mette in guardia l'uomo da alcuni tratti negativi del carattere. In realtà, i tre modi specifici menzionati in questo versetto sono in relazione fra loro. Chi sparla ha cattivi sospetti sulla persona della quale sparla. Allo stesso modo, chi spia un altro lo fa in ragione di alcuni sospetti. Questi tipi di comportamento sono molto comuni e sono accettati dalla società, in un modo o in un altro, anche se sono da considerare contrari alla coscienza morale.
Immaginare se stessi in una situazione simile può rivelarsi utile. Nessuno vuol essere spiato né veder rivelati i propri segreti ed i propri fatti. Nessuno vuol essere oggetto di pettegolezzo o di malvagi sospetti, perché ciò afflige in maniera profonda. E' cattiva ed inescusabile. La coscienza morale permette d'evitare di far agli altri ciò che non si tollera che venga fatto a noi. E' per questo che Dio paragona questi comportamenti al "mangiare la carne morta del proprio fratello". Tutto questo è ripugnante come lo sparlare, sospettare e cercare gli altrui difetti. Dio avverte quelli che si dedicano a tali azioni:
Maledizione a tutti i calunniatori e diffamatori, che amassano la fortuna e la contano, pensando che questa fortuna li renderà immortali. Ma no! Saranno certamente gettati nella Hutamah. E chi ti dirà cos'è questa Hutamah? E' il fuoco acceso da Dio che arriverà fino ai cuori. Si depositerà su di loro, in vaste colonne di fiamme. (Sura CIV Al-Humaza, I Diffamatori: vv. 1-9)
Sparlare, cercare di penetrare nei segreti altrui ed accusare le persone semplicemente su sospetti, sono spesso il prodotto della gelosia, dell'invidia e del rancore, contrari alla morale coranica. Un simile comportamento anche se molto diffuso è incompatibile con la coscienza morale. Allorché si considera come Dio biasimerà queste azioni, la condotta da seguire - la più appropriata ed in conformità con la morale coranica - è sempre quella di evitare e di scoraggiare vivamente gli altri a comportarsi così.
Il comportamento ed i pensieri di una persona che ha colto l'essenza del Corano saranno basati sulla buona morale prescritta dall'Islam. In altre parole, chi possiede questo buon carattere penserà ed agirà sempre coscienziosamente. Non dimenticherà mai la morte e l'al di là ai quali le sue azioni hanno mirato. Rifletterà sull'al di là non soltanto per sé stesso, ma anche per chi ama e per tutta la sua intera comunità. Tutti i suoi sforzi mireranno al prepararsi a questa dimora eterna. Considera anche ciò che gli sembra normale, sempre riferendosi non al mondo terreno, ma all'al di là. Per esempio, se ha un amico molto ricco, pensa immediatamente che il proprio amico, anche lui, morirà un giorno e renderà conto. In particolare, avrà cura di non fare discorsi che potranno legare il suo amico alla vita mondana. Gli ricorderà il paradiso e l'inferno. Pregherà per il suo bene e per la sua pace in questo mondo e nell'altro, e si augurerà che Dio li unisca felicemente dopo la morte. Manifesterà il proprio amore per questo amico ordinandogli ciò che è corretto ed impedendogli ciò che è biasimevole.
A prima vista, chi si conforma alla propria coscienza morale e cerca sempre di soddisfare Dio può sembrare non differente dagli altri. Va in ufficio o a scuola, fa degli acquisti e si diverte. Tuttavia, cerca di soddisfare Dio in tutto ciò che fa. In un versetto Dio dice:
Nelle moschee che Dio ha permesso di innalzare, e dove il Suo Nome è invocato; lì viene glorificato, mattina e sera. (Sura XXIV An-Nûr, La Luce: v. 36)
Ci si può domandare come sia possibile cercare la soddisfazione da parte di Dio nelle azioni quotidiane e di ricordarle in ogni momento. Innanzitutto, occorre dire che per chi segue la propria coscienza morale, gli atti di adorazione ed i comandamenti di Dio sono al di sopra di ogni altra cosa. Egli non dimentica mai che Dio lo osserva sempre. Nel commercio, non si interessa dei benefici che trae in questo mondo, ma a quelli che trarrà nell'al di là. Non accetta la disonestà e si guarderà bene dal commettere qualsiasi azione che non sarà in grado di spiegare e della quale avrà vergogna nella sua vita futura. Anche se dovesse andar male una transazione, non potrà mai ingannare il proprio cliente truffandolo sul peso o sul prezzo. Egli sarà sempre affidabile e degno di fiducia. Non ritarderà mai i pagamenti dei suoi debiti quando ha i mezzi per pagare. Se il suo debitore si trova in difficoltà, può rinunciare al proprio credito. Nel Corano, è così consigliato:
Se si tratta di un debitore in difficoltà, gli si deve accordare una dilazione sino a che si risollevi. Se rimettete il debito, sarà meglio per voi, sappiatelo.(Sura II Al-Baqara, La Vacca: v. 280)
Un credente non dimentica mai che il potere che lo farà prosperare appartiene soltanto a Dio. Non trasgredisce, né dilapida i propri beni; al contrario, ringrazia Dio per tutti i favori accordatigli.
Ci sono molti altri avvenimenti che l'uomo affronta durante la propria vita quotidiana per i quali può ricordarsi di Dio e ricercare il Suo gradimento, affidandosi alla verità ed alla saggezza della Sua parola trasmessa dal Suo Messaggero (pbsdl) attraverso il Corano. Chi desidera vivere religiosamente deve leggere il Corano e mettere in pratica questa lettura impiegando la propria coscienza morale.
La coscienza morale va alla ricerca di ciò che più piace a Dio.
E' molto difficile ricercare il gradimento del Creatore nella coscienza morale dell'uomo. Si riflette sempre sulla domanda: "Come meglio posso piacere a Dio?" Non ricerca mai la soddisfazione degli altri o non si inquieta mai delle opinioni degli uomini. Non si volge in penitenza che a Dio.
Alcune persone vivono l'Islam senza servirsi della coscienza morale, in maniera tradizionale ed abituale, nella maniera osservata dai propri avi. Si accontentano di osservare alcuni riti che hanno memorizzato e scelto come genere di vita non molto improntata sulla religione. Questo si spiega nel fatto che hanno voluto evitare un conflitto ambientale o semplicemente che sono stati innalzati in questo modo. Piuttosto che sforzarsi di piacere a Dio, essi si domandano: "Qual è il minimo che debbo seguire per far credere alla gente che sono religioso?"
In ogni caso, è impossibile vivere l'Islam senza usare interamente la coscienza morale. Una persona veramente coscienziosa è sempre alla ricerca del miglior modo di praticare ogni atto di adorazione, al fine di assicurarsi che nulla gli causerà problemi il Giorno dei Conti. Sa che verrà ricompensata nell'al di là per il comprotamento tenuto su questa terra. Dio avverte le persone su questo punto:
Eseguite la preghiera e pagate la zakât! E tutto quanto di bene avrete compiuto, lo ritroverete presso Allah. Allah osserva tutto quello che fate. (Sura II Al-Baqara, La Vacca: v. 110)
Dio ordina a ciascuno di fare sempre del proprio meglio, nel miglior modo, e di esprimere sé stessi nella maniera migliore.
E dissi ai miei servitori di esprimersi nel migliore dei modi, perché il diavolo semina discordia fra loro. Il diavolo è certamente per l'uomo un nemico dichiarato. (Sura XVII Al-Isrâ', Il Viaggio Notturno: v. 53)
Chi è al corrente di questo comandamento di Dio trova le migliori parole ricorrendo alla propria coscienza morale. Egli non pronuncia ciò che gli viene da dire spontaneamente e riflette prima di parlare. Fa i migliori discorsi e si guarda dall'offendere o dallo scoraggiare le persone con le quali dialoga. Sceglie i discorsi che fanno contento Dio, impiega la propria coscienza morale come chiave di riferimento.
In un altro versetto, Dio suddivide l'umanità in tre gruppi secondo il loro attaccamento all'Islam:
Facemmo quindi di quelli che Noi scegliemmo come nostri servitori, degli eredi del Libro. (Sura XXXV Fâtir, Il Creatore: v. 32)
Com'è menzionato nel versetto, alcune persone non vivono l'Islam. Altri non seguono che in parte ciò che la loro coscienza morale suggerisce e non consacrano che pochissimo tempo e pochissimi mezzi economici per l'Islam, sempre che queste spese non siano ni contrasto con i loro interessi. Non fanno seri sforzi affinché l'Islam e la buona morale siano propagate fra gli uomini. Pensando di osservare ciò che è lecito e rifuggendo ciò che è illecito, credono che gli atti di adorazione che praticano li rendono moralmente capaci.
E' conforme alla coscienza morale scegliere e praticare la migliore e più corretta condotta dal punto di vista morale fra quella che è permessa ed accettabile. Dio si riferisce nel Corano a quelli che seguono la migliore condotta:
Che prestano orecchio alla parola ed obbediscono a quanto di meglio essa contiene. Sono quelli che Dio ha guidato e sono loro i dotati di intelletto.(Sura XXXIX Az-Zumar, Le Schiere: v. 18)
Il terzo gruppo consiste in quelli che agiscono in piena conformità con la loro coscienza morale. Fanno a gara nel compiere le buone opere al fine di guadagnare la più alta ricompensa dal loro Signore e si fanno avanti volontariamente in ogni servizio ed in ogni atto di bontà, prima che lo facciano altri. Dato che hanno il meglio, la loro coscienza morale non gli permette minimamente di accontentarsi.
Come possiamo notare, la coscienza morale esige non soltanto di conoscere Dio ed accettare la Sua esistenza, ma anche di compiere gli atti che a Lui piacciono e di prestarvi grande attenzione. La maggior parte delle persone crede che basti credere nell'esistenza di Dio. Sul punto, si legge nei versetti del Corano:
Di: "Chi provvede al nutrimento dal cielo e dalla terra? Chi domina l'udito e la vista, e chi fa uscire il vivo dal morto ed il morto dal vivo, e chi amministra il tutto?" Essi dissero: "Dio". Di allora: "Non lo temete quindi?" Questi è Dio, il vostro vero Signore. Oltre la verità, cosa c'è se non l'errore? Come potete dissuadervi? (Sura X Yûnus, Giona: vv. 31-32)
Quelle persone credono nell'esistenza di Dio ed accettano altresì che Egli sia chi provvede a loro, che gli dona la vita e la morte e che è il Creatore ed il Proprietario di tutto. Impiegano la loro coscienza morale solamente fino al punto in cui la considerano sufficiente per la loro fede. Chi impiega in pieno la propria coscienza morale, prova, tuttavia, un timore pieno di rispetto verso Dio poiché gode della Sua sublimità. Questo timore differisce dagli altri timori che si provano, poiché e il timore di perdere il consenso di Dio. Passa la sua vita intera a ricercare il gradimento del suo Creatore. Non pone limiti per avvicinarsi a Dio. Nel Corano, Dio cita come esempio Abramo e dice:
Chi è migliore nella religione di colui che sottomette il proprio essere, conformandosi alla Legge rivelata e che segue la religione di Abramo, uomo retto? Abramo del quale Dio è amico. (Sura IV An-Nisâ', Le Donne: v. 125)
Anche chi agisce secondo la propria coscienza morale tenterà di giungere al più alto livello di comprensione dello spirito umano. Si sforzerà, giorno e notte, di cogliere la potenza e la maestà di Dio, di avvicinarsi a Lui e di divenire Suo intimo amico. Dato che non potrà mai essere sicuro di aver stabilito il più alto grado d'amicizia e di vicinanza, il suo sforzo e la sua buona volontà continueranno sino alla fine della sua vita. Vi potreste domandare come sia possibile essere vicini a Dio. La risposta è sempre la nostra coscienza morale, come spiegheremo nelle pagine seguenti.

COME PUO' UNA PERSONA COSCIENZIOSA COMPRENDERE CHE DEV'ESSERE VICINA A DIO?


Se si considera la propria casa, la propria famiglia, il proprio lavoro o magari le proprie idee come ciò che più conta, non ci si deve dimenticare che ci sono cose più importanti di tutto questo, che non si possono ignorare: conoscere Dio che ha creato l'uomo e gli ha donato tutto ciò che Egli possiede, e di lavorare seriamente per avvicinarsi a Lui. Ponete questa domanda alla prima persona che incontrate oppure a tutti quelli che voi conoscete e domandategli quali siano i temi più importanti e più urgenti nella loro vita. Le risposte che otterrete apparterranno probabilmente alla vita mondana. La persona che impiega la propria coscienza morale, invece, comprende immediatamente l'importanza della vicinanza di Dio e cerca i mezzi per avvicinarsi a Lui: perché questo è un ordine contenuto nel Corano.
O voi che credeti, temete Allah, cercate di trovare la via che vi porta verso di Lui, combattete nel Suo cammino, nella speranza di essere ricompensati. (Sura V Al-Mâ'ida, La Tavola: v. 35)
Tutto ciò che si trova intorno a voi è stato creato secondo le necessità dell'umanità. Il vostro corpo lavora perfettamente senza che facciate alcuno sforzo per farlo lavorare. Il cuore non cessa mai di battere, i nervi non dimenticano mai di trasmettere i messaggi necessari al vostro cervello, ogni sorta di nutrimento necessario per la vostra sopravvivenza è naturalmente presente sulla terra e la giusta quantità di ossigeno del quale avete bisogno è presente nell'atmosfera. Siete dotati di una struttura muscolare e scheletrica che vi permette di spostarvi senza alcuno sforzo. Potete sorreggere e prendere ogni oggetto con le vostre mani o ancora, fare lunghe passeggiate. Oltre a ciò che occorre come minimo vitale, disponete di sensi ben distinti fra loro. Il sapore di un cibo diverso e variegato, il contatto con la materia, la bellezza di un paesaggio, la conversazione con un amico, sono soltanto alcune delle possibilità alle quali provvede Dio, Creatore che detiene un potere superiore, che ha creato tutto ciò per voi. Vi ha creato dal nulla, quando voi non eravate nulla. Se non avesse voluto, voi non sareste stati nulla. Tuttavia, Dio lo ha voluto e voi siete stati creati così come siete: esseri umani. E' questa una piccolissima parte delle benedizioni che Dio ha accordato agli uomini. Enumerare tutti i favori elargiti da Dio sarebbe impossibile:
E se provate a contare i benefici di Dio, non potrete mai enumerarli. Perché Allah è Perdonatore e Misericordioso. (Sura XVI An-Nahl, Le Api: v. 18)
Inoltre, Dio ha promesso la migliore ricompensa a quelli che seguono la Sua via in questa vita terrena: essi avranno l'eterno paradiso e tutti i loro desideri verranno soddisfatti. In cambio dei favori di Dio, la più importante responsabilità che incombe su di voi è sicuramente quella di ringraziare Dio per tutto ciò che vi ha donato. E' anche riferito in un versetto:
E Dio vi ha fatto uscire dal ventre di vostra madre, sprovvisti di ogni sapere, e vi ha donato l'udito, la vista ed il cuore. (Sura XVI An-Nahl, Le Api: v. 78)
Tutte le benedizioni che vi sono offerte durante tutta la vostra vita vengono soltanto da Dio:
O uomini! Ricordatevi dei benefici che Dio vi ha concesso: esiste, al di fuori di Dio, esiste un creatore che vi nutra ddl cielo e dalla terra? Non c'è altro Dio all'infuori di Lui! Come potete allontanarvi da questa verità? E loro vi tratteranno da mentitore, ma certamente hanno già trattato da mentitori i Messaggeri prima di voi. Verso Dio tuttavia, tutto ritornerà. (Sura XXXV Fâtir, Il Creatore: vv. 3-4)
L'esistenza ininterrotta dell'uomo è solamente possibile per mezzo della volontà di Dio. Così, chiunque si renda conto di questa retta volontà deve voltarsi verso Dio, che è l'essere più importante della propria vita e sforzarsi di avvicinarsi a Lui. Tuttavia, le persone si lasciano sovente travolgere dai dettagli della vita quotidiana e raramente si soffermano anche solo un attimo a pensare a questa fondamentale verità. Danno molta importanza a ciò che gli altri pensano riguardo loro e cercano di guadagnare rispetto ed ammirazione da loro, piuttosto che pensare di piacere al loro Signore e guadagnare la Sua approvazione. Questa, senza dubbio, è la più grande ingratitudine. L'uomo deve comprendere che ottenere la soddisfazione di Dio non è soltanto un dovere, ma anche il solo modo di raggiungere la fortuna e la pace. Coloro che dimenticano Dio cercando di piacere agli uomini o si lasciano trascinare da altri vani obiettivi, non potranno mai trovare soddisfazione e felicità. La gratitudine di Dio costituisce la più grande gioia e la più grande fortuna grazie alle quali il cuore dell'uomo troverà la pace. I cuori non trovano la pace che nel ricordo di Dio:
Quelli che hanno creduto, ed i cui cuori trovano pace nell'invocare Dio (Sura XIII Ar-Ra'd, Il Tuono: v. 28)
In generale, le persone non sono del tutto prive di cognizione circa Dio e la vita futura. Tuttavia, la ragione per la quale conducono una vita lontana da Dio risiede nel fatto che sono distratti e quindi hanno bisogno di ricordare costantemente Dio attraverso il dhikr (il ricordo) e la contemplazione. Chi ricorda in ogni momento l'esistenza di Dio e la punizione del fuoco dell'inferno non sarà mai pigro o noncurante. C'è una persona che possa rendere i conti il Giorno del Giudizio al limitare del fuoco dell'inferno e pensare ad un altro essere all'infuori di Dio? In quel momento, si può tener conto della soddisfazione di qualcun altro che non sia Dio? Di chi vorrai guadagnare l'assoluto amore e l'amicizia? Chi cercherà l'opinione di un amico o di un parente? I beni e gli intimi amici non hanno alcuna importanza per quelli che hanno visto il fuoco dell'inferno:
.nessun amico domanderà nulla al proprio amico, anche se si vedranno. Il malvagio vorrà riscattarsi dal castigo di quel giorno vendendo i suoi figli, sua moglie, suo fratello e la sua prossima parentela che gli procura rifugio e tutti quelli che sono sulla terra, al fine di essere salvato. No! E' Lazâ.. (Sura LXX Al-Ma'ârij, I Gradini: vv. 10-15)
Un uomo deve dunque passare tutta la propria vita in funzione di Dio. Se si vole condurre la vita in maniera di piacere a Dio, è necessario applicare alla lettera i comandamenti del Corano, seguire l'esempio del Profeta (pbsdl) ed ascoltare la propria coscienza morale in ogni circostanza. Conformarsi alla coscienza morale in ogni occasione, grande o piccola che sia, significa ottenere il gradimento di Dio. Ascoltando interiormente la voce del bene, si guadagna la soddisfazione di Dio in ogni atto che si compie.
La coscienza morale di ciascuno è la stessa?
Le persone che non cercano di piacere a Dio possono compiere delle azioni che sembrano loro buone e possono essere cortesi ed amabili. Tuttavia, se le buone opere che essi compiono non mirano al gradimento di Dio, non potranno mai trovare la grazia e la fiducia di Dio. Queste persone ritengono di agire bene, ma non perché seguono veramente la loro coscienza morale, ma soltanto per i loro interessi personali (sentimento di soddisfazione legato alla reputazione d'essere una persona "benefica" o semplicemente di autosoddisfazione). In altre parole, l'intenzione di sottomettersi alla coscienza morale è più importante che l'opera stessa. Se un uomo vuole che la propria vita intera sia rivolta a Dio, deve agire in conformità con questa intenzione. Per esempio, se commette un atto benefico, deve cercare il gradimento di Dio piuttosto che il favore e l'approvazione delle persone o cercare la soddisfazione personale. Quella l'aiuterà a pensare continua-mente a Dio ed a rivolgersi verso di Lui per tutti i suoi bisogni. Nel Corano, Dio loda queste persone:
Sopporta ciò che essi dicono, e ricorda David, Nostro servitore, dotato di forza (nell'adorazione) e pieno di pentimento. (Sura XXXVIII Þâd: v. 17)
Dio annuncia nel Corano certe vie che servono come mezzi di riavvicinamento a Lui:
I primi [a seguire gli ordini di Dio sulla terra] sono quelli che saranno i primi [nell'al di là]. Questi sono i più vicini a Dio. (Sura LVI Al-Wâqi'a, L'Ultima Ora: vv. 10-11)
Ci sono anche Beduini che credono in Dio e nel Giorno del Giudizio ma considerano quello che spendono come un modo di avvicinarsi a Dio ed alle preghiere del Messaggero. Sono certamente un avvicinamento in loro favore. Dio li farà rientrare nella Sua misericordia. Perché Dio è Clemente e Misericordioso. (Sura IX At-Tawba, Il Pentimento: v. 99)
Ogni atto realizzato con coscienza in funzione di Dio è un mezzo per avvicinarsi a Lui. Non si può dimenticare che Dio dona le buone notizie del paradiso a quelli che gli sono vicini:
Se questi è fra il numero di chi è vicino a Dio, allora avrà il riposo, la grazia ed un Giardino di delizie. E se è fra il numero della gente retta, sarà accolto dalla gente retta con le seguenti parole: "Pace a te". (Sura LVI Al-Wâqi'a, L'Ultima Ora: vv. 88-91)
I POTERI NEGATIVI CONTRARI ALLA COSCIENZA MORALE L'anima (nafs)
La coscienza morale è stata ispirata da Dio, come ricordato nella Sura Ash-Shams:
E per l'anima di Chi l'ha armoniosamente forgiata e gli ha quindi inspirata la sua immoralità, al pari della sua pietà! E' riuscito, certamente, chi l'ha purificata. E' perduto, certamente, chi l'ha corrotta. (Sura XCI Ash-Shams, Il Sole: vv. 7-10)
In questi versetti, Dio dichiara che di aver inspirato nell'anima la depravazione (fukr) e la taqwa, il discernere fra il bene ed il male. La parola fukr significa: agire in maniera colpevole, disobbedire, deviarsi, mentire, rivoltarsi, ribellarsi alla giustizia, causare il disordine, rifiutare le buone maniere", insomma, è l'opposto della taqwa. Questo concetto contiene in sé tutti gli aspetti negativi dell'anima dell'uomo. Ci so-no due aspetti nella nostra anima: il fukr, che è la fonte del male e della coscienza morale che premunisce contro il male. An-nafs è un termine arabo frequentemente impiegato nel Corano. Non c'è termine equivalente in italiano, ma può essere tra-dotto con "ciò che nell'anima conduce ad agire male". Ha le seguenti implicazioni nel Corano: l'essenza delle cose, il sé, l'anima, il cuore, il desiderio, il punto di par-tenza e la fonte del desiderio e della collera, la coscienza morale, la forza che comanda l'uomo. Su questo punto, ci concentreremo in particolare sulla qualità autoritaria dell'anima. La forza spirituale che porta l'uomo a compiere una certa azione o a prendere una certa decisione è l'"Io". Questo aspetto dell'anima è presentato in vari versetti del Corano. In questi versetti, an-nafs è menzionato come la fonte della depravazione e del male presso gli uomini. Quando i fratelli del Profeta Yûsuf (as) hanno voluto sbarazzarsi di questi, perché gelosi, il loro padre, il Profeta Ya'qub (as) ha detto:
Essi gli presentarono la sua tunica sporca di sangue non suo. Egli [Giacobbe] disse: "Le vostre anime, piuttosto, vi hanno suggerito qualche cosa... [Non mi resta, quindi, più che] una bella pazienza! E' Dio che bisogna chiamare in soccorso contro ciò che voi raccontate! (Sura XII Yûsuf, Giuseppe: v. 18)
An-nafs può ingannare facendo credere che un'azione malvagia sia in realtà buona. La Sura XX (Tâ-Hâ) offre un altro esempio nel quale sono messi in evidenza gli effetti di an-nafs. Samiri, della tribù del Profeta Mosé (as), perde l'intero popolo durante la breve assenza di quest'ultimo, erigendo una statua raffigurante un vitello fatta con le medaglie d'oro che aveva raccolto. Al suo ritorno, il Profeta Mosé lo interroga. Samiri risponde:
Egli [Mosé] dice: Ho visto ciò che essi non hanno visto: ho quindi preso una manciata di polvere, sulla traccia dell'Inviato; poi l'ho lanciata. Ecco ciò che la mia anima mi ha suggerito" (Sura XX Tâ-Hâ: v. 96)
Un altro avvenimento riferito nel Corano ha avuto luogo fra i due figli del Profeta Adamo. L'uno ha ucciso l'altro in conseguenza della propria gelosia ed ha in seguito provato rimorso. Nel versetto, Dio dice:
La sua anima lo incitò ad uccidere suo fratello. Egli dunque lo uccise ed entrò fra i perduti. (Sura V Al-Mâ'ida, La Tavola: v. 30)
Decidere di uccidere qualcuno non fa mai parte della natura umana. Tuttavia, un aspetto dell'anima persuade alcune persone e gli suggerisce questo atto. La stessa cosa vale per alcune azioni come il furto, l'immoralità, la menzogna, la gelosia e la vanità. I versetti qui sotto mostrano come interviene l'indottrinamento negativo del-l'animo. I figli del Profeta Adamo, i fratelli del Profeta Giuseppe (as) e Samiri hanno tutti commesso dei crimini. Il punto comune in tutte queste azioni risiede in ciò che gli è stato suscitato da an-nafs, che li ha persuasi di agire in maniera da mostrare che questi crimini fossero buoni. Si sa pertanto che li ha indotti in errore e li ha trascinati nel male.
Qual è la fonte del nafs? La risposta è evidente. Nella Sura XCI Ash-Shams, Il Sole, è dichiarato che fukr (tutti i mali) ha ispirato l'anima. Si pone allora una domanda: se il nafs è fonte del male, non bisognerà vedere comportamenti corrotti ed immorali in ogni individuo? Ma qui dobbiamo ricordarci di un'altra qualità dell'anima; l'ispirazione negativa non è il solo potere che vi alberga. Leggendo i versetti 7-10 della Sura Ash-Shams vediamo come l'anima può anche prevenire il male. Questo significa che l'anima è regìa di poteri tanto positivi quanto negativi. L'anima di ogni essere umano possiede un potere negativo che comanda il male e che lo presenta come buono, ed un potere positivo che comanda di evitare il male e di sciegliere il bene. Questo potere positivo è la coscienza morale. Ciò che distingue le persone, le une dalle altre, è che conducono la loro vita seguendo sia la loro coscienza morale, sia l'inclinazione negativa della loro anima.
Satana (Chaythân)
Per molte persone, Satana è un concetto immaginario. Non comprendono l'effetto che esercita sulle persone ed il suo ruolo nella vita quotidiana. Non è possibile, qui, dedicargli una completa analisi. Comunque, citeremo alcune delle caratteristiche volte a rivelare il potere negativo del quale è provvisto contro la coscienza morale. Sarà sufficiente a mostrare che Satana non è un essere immaginario, ma un potere negativo che osserva minuziosamente l'uomo e cerca di indurlo in errore.
Satana ha dato prova do disobbedienza verso Dio, rifiutandosi di prosternarsi dinanzi al Profeta Adamo. A causa della sua gelosia e della sua arroganza, ha deciso di sviare gli uomini, che ha considerato inferiori a lui, dalla retta via di Dio. Nel Corano è riportato che Satana infonde false speranze ai cuori, tenta di far dubitare gli uomini circa l'esistenza di Dio e della vita futura rendendo loro accattivante la vita di questo basso mondo. Infatti, Satana è la rappresentazione dei poteri negativi presenti nell'anima. Allorché la coscienza morale di un uomo lo dirige verso la giustizia, Satana lo travolge verso la falsità.
Tuttavia, Satana non fa nulla apertamente. Utilizza furtivamente diversi metodi. Per esempio, può bisbigliare a qualcuno: "Tu sei una brava persona; dici di essere mussulmano; se il paradiso esiste, tu ne beneficerai" anche se questi non pratica né le preghiere rituali, né gli altri comandamenti di Dio. Nondimeno, Satana gli fa credere che dire "Io sono mussulmano" sia sufficiente. Non lo spinge a negare categoricamente l'esistenza dell'al di là, ma preferisce fargli percorrere una vita prossima all'incredulità sotto forma di Islam. Notiamo che la persona, non cosciente del fatto che si tratta di un piano deliberatamente ordito da Satana per condurlo verso l'inferno, scambia questo bisbiglio per i propri pensieri. Conviene ricordare, a questo riguardo, che la coscienza morale ordina sempre di vivere il vero Islam. Ma la maggior parte delle persone seguono Satana e le loro passioni.
Capiamo l'importanza della coscienza morale allorché veniamo messi alla prova in questo basso mondo. In ogni avvenimento, la coscienza morale e Satana, che è alla base di tutti gli interessi personali, delle passioni e del male, si manifestano. Tutte e due chiamano la persona verso la propria strada. Chi distingue le due strade e segue la coscienza morale, ottiene il gradimento di Dio.
Non bisogna dimenticare come Satana non lascerà mai nessuno tranquillo sino a che muoia ed entri nell'inferno. Allo stesso modo, la coscienza morale dell'uomo non lo abbandonerà mai prima di morire e gli suggerirà le buone opere che dovrà compiere per entrare nel paradiso. Chi, malgrado la propria coscienza morale, scelga di seguire le bassezze del proprio animo, diverrà amico di Satana, in quanto non si conforma alla via del suo Creatore ma a quella di Satana. Alludendo a queste persone, Dio così comanda:
E chiunque si illuda [e si allontani] dal richiamo del Misericordioso, Noi gli designeremo un diavolo che diventi suo inseparabile compagno. (Sura XLIII Az-Zukhruf, Gli Ornamenti: v. 36)
E' rivelato nel Corano come Satana si avvicini a quelli che lo seguono, così che diventino suoi discepoli:
"Poiché mi hai tratto in errore, dì [Satana], mi allontanerò dal Tuo retto cammino, poi li assalirò da davanti, da dietro, dalla loro destra, dalla loro sinistra. E per la maggior parte, Tu non li troverai riconoscenti. "Esci da là, dice [Dio], esiliato e rifiutato. Chiunque ti segua fra loro...di voi tutti, riempirò l'Inferno". (Sura VII Al-A'râf: vv. 16-18)
Satana non ha nessuna potenza sulle persone coscienziose.
Ciò che abbiamo descritto sino a qui può avervi dato l'impressione che Satana sia temibile e sia da evitare. Tuttavia, dovete sapere che la potenza di Satana è estremamente debole.
I credenti combattono sul sentiero di Dio e quelli che non credono combat-tono sul sentiero di Tâghût. Ebbene, combattete gli alleati del diavolo, perché l'astuzia del diavole è certamente debole.(Sura IV An-Nisâ', Le Donne: v. 76)
Satana non è un essere che ha una potenza propria che utilizza contro la volontà di Dio. E' un potere negativo del quale Dio ne ha permesso l'esistenza al fine di mettere l'uomo alla prova. Dio ha creato Satana ed il nafs per distinguere quelli che credono da quelli che dubitano. Satana stesso sa che è estremamente debole ed impotente contro le persone sincere e coscienziose. Non potrà mai porle sotto il suo controllo e tutte le sue astuzie contro di loro lo portano all'insuccesso. Molti versetti coranici lo attestano:
Non ha alcun potere su quelli che credono e che ripongono la loro fiducia nel loro Signore. Ma ha potere solo su quelli che gli si alleano e diventano Associatori per sua colpa. (Sura XVI An-Nahl, Le Api: vv. 99-100)
E Dio disse: "Vattene! Chiunque fra loro ti seguirà.la pena sarà l'inferno, un abbondante compenso. Seduci fra loro, con la tua voce, quelli che puoi, riunisci contro di loro la tua cavalleria e la tua fanteria, ti associ a loro nelle loro ricchezze e nella loro progenie e fai delle promesse - Ora, il diavolo, non fa che delle promesse ingannevoli. Quanto ai miei servitori, non hai alcun potere su di loro. Ed il Tuo Signore basterà a proteggerli". (Sura XVII Al-Isrâ', Il Viaggio Notturno: vv. 63-65)
Seguire la coscienza morale è la via più semplice
Per l'uomo, la scelta fra la coscienza morale ed il nafs non è in alcun caso difficile, perché Dio ha creato l'uomo capace di ben conformarsi alla propria coscienza morale. E' per questo che la religione è conforme alla natura dell'uomo. Nei versetti che seguono, Dio dice:
Riporta la religione alle sue origini; quella è l'originaria natura secondo la quale Dio ha creato gli uomini - non i cambiamenti alla creazione di Dio. Ecco la retta religione; ma la maggior parte delle persone non lo sanno. (Sura XXX, Ar-Rûm, I Romani: v. 30)
Dio ispira alla coscienza morale di tutti gli uomini questi pensieri relativi a questa natura, acciocché ciascuno voglia piacergli. E' difficile e penoso per l'uomo commettere azioni biasimevoli che sono in conflitto con la propria coscienza morale. Ciò che viene compiuto senza rispetto della coscienza morale, causa dispiacere. Il cuore non si placa che mediante il ricordo e la ricerca del Suo gradimento.
La felicità nel seguire la coscienza morale è sottolineata in vari versetti del Corano. Leggiamo nel Corano che Dio mostrerà la via facile a chi aspira al Suo gradimento.
Il mese di Ramadan è quello nel corso del quale fu rivelato il Corano per servire agli uomini come buona direzione, come spiegazione chiara dei precetti divini, come criterio discriminante fra verità ed errore. Chiunque fra voi sarà testimone dell'inizio di questo mese, digiunerà. Chi è malato o in viaggio dovrà [successivamente] digiunare per un numero di giorni uguali al numero dei giorni della rottura. Dio non vuol rendere difficile, ma facile per voi, il compimento degli obblighi religiosi. Digiunate sino alla fine della durata fissata e magnificate Dio per la buona direzione nella quale vi ha posto, ciò al fine di dargli prova della vostra riconoscenza. (Sura II, Al-Baqara, La Vacca: v. 185)
Se avete dei dubbi circa il periodo di attesa delle vostre donne che non aspettano pù di aver le loro regole, il loro termine è di tre mesi. Del pari, vale per chi non ha ancora le regole. E quanto a quelle che sono incinta, il loro periodo di attesa terminerà al momento del parto. Tuttavia, chiunque crede in Dio, Egli gli faciliterà ogni cosa. (Sura LXV, At-Talâq, Il Ripudio: v. 4)
E quanto a chi crede e fa le buone opere, avrà, di rimando, la migliore ricompensa, Gli daremo ordini facili da eseguire. (Sura XVIII Al-Kahf, La Caverna: v. 88)
Noi ti mettereno sulla strada più facile. (Sura LXXXVII Al-A'lâ, L'Altissimo: v. 8)
Dio annuncia ai Suoi servitori sinceri che alla facilità seguirà la difficoltà:
Che colui il quale è agiato dispensi le proprie fortune; e che colui i cui beni sono limitati dispensi secondo ciò che Dio gli ha accordato. Dio non impone a nessuno se non secondo ciò che Egli gli ha donato, e Dio farà succedere all'agiatezza il disagio. (Sura LXV, At-Talâq, Il Ripudio: v. 7)
E quella obbedirà al Suo Signore - e farà ciò che dovrà fare - O uomo! Tu che ti sforzi incessantemente verso il tuo Signore, tu quindi lo incontrerai. (Sura LXXXIV Al-Inshiqâq, La Lacerazione: vv. 5-6)
PERCHE' LE PERSONE NON SEGUONO LA PROPRIA COSCIENZA MORALE ANCHE SE CONOSCONO LA VERITA'?
La ragione per la quale una persona non si conforma alla propria coscienza morale risiede nella debolezza della propria fede in Dio e nell'al di là. Questa debolezza conduce a notevoli disordini morali, poiché si è quindi meno inclini a seguire la propria coscienza morale. Si conosce la giustizia e l'esistenza di Dio, tuttavia, per varie ragioni, non si compie ciò che si considera buono e giusto. Nel Corano, Dio ricorda che alcuni non rispettano anche se scientemente capiscono e la loro coscienza morale ne è convinta:
Ma dopo quella, i vostri cuori si sono induriti; sono divenuti come pietre, od anche più dure. Sono pietre da cui sgorgano ruscelli; ce ne sono alcune che si fendono e lasciano uscire l'acqua; ce ne sono altre che cadono per timore di Dio. Dio non è disattento su ciò che voi fate. (Sura II, Al-Baqara, La Vacca: v. 74)
Vorreste domandare qualche cosa al vostro Inviato come antecedente-mente avete fatto con Mosè? Chiunque scambia la fede con la miscredenza si allontana dalla retta via. (Sura II, Al-Baqara, La Vacca: v. 108)
Quelli ai quali abbiamo dato la Scrittura la conoscono come conoscono i propri figli. Ma una parte di loro nasconde scientemente la verità. (Sura II, Al-Baqara, La Vacca: v. 146)
Come può una persona riconoscere la verità e pertanto opporvisi fermamente ed intenzionalmente?
Abbiamo citato gli evoluzionisti come esempio di quelli che rifiutano Dio anche se esiggono con i loro propri occhi prove evidenti della Sua esistenza. D. M. S. Watson, famoso zoologo ed evoluzionista britannico, spiega come lui stesso ed i suoi colleghi hanno accettato l'evoluzione:
Se è così, presenterà un parallelismo con la teoria dell'evoluzione stessa, una teoria che è universalmente accettata, non perché possa essere dimostrata mediante prove logiche, coerenti, e quindi vere, ma perché l'unica altra eventualità, la creazione speciale, è totalmente impensabile. Watson, D.M.S. (1929), Adaptation. Nature: 124, pp. 231-4.
Ciò che Watson chiama "creazione speciale" è evidentemente la creazione di Dio. Ben inteso, questo scienziato la considera "impensabile", perché è condizionato nel negare l'esistenza del Potentissimo. Tutti gli altri evoluzionisti adottano la stessa posizione. Nel Corano, queste persone vengono descritte nella seguente maniera:
Lo negarono ingiustamente ed orgogliosamente, anche se intimamente ne erano certi. Guarda dunque quanto è accaduto ai corruttori. (Sura XXVII An-Naml, Le Formiche: v. 14)
Fra le ragioni che portano al rifiuto della verità, si trovano la vanità e l'arroganza, che sono le forme di "ananiyyah" (l'amor proprio). Il termine "ananiyyah" viene dalla radice "ana", che significa "io". Qualifica chiunque consideri gli uomini indipendenti da Dio e che agiscono secondo questo stato dello spirito. Un tale individuo pensa quindi di essere lui stesso la fonte di tutte le sue qualità. Tuttavia, tutto ciò che possiede appartiene a Dio, che può riprenderselo quando vuole:
Egli dice: "Ciò che possiedo lo debbo unicamente alla scienza che possiedo". Ma non sapeva che Dio aveva fatto perire generazioni superiori a lui per forza e numero? E circa i loro peccati, i criminali non saranno interrogati. (Sura XXVIII Al-Qasas, Il Racconto: v. 78)
La vanità impedisce di vedere chiaramente. Una persona vanitosa si crede totalmente autonoma. Non si ritiene debole, e non pensa di aver bisogno di Dio. Anche il non provare sentimenti di responsabilità verso gli altri, aumenta la propria arroganza. Questo orgoglio gli impedisce di riconoscere ciò che la propria coscienza morale ritiene vera. Accettare l'esistenza di Dio implicherà l'accettazione di un Essere superiore, di sottomettersi a Lui e di essere il Suo servitore. Così facendo, confermerà che nulla viene da se stessi, e che in ogni circostanza si ha bisogno dell'aiuto di Dio.
Sarà un grande errore per chiunque non sentirsi coinvolti in ciò che è stato detto sin qui. Sarà falso, per esempio, supporre che il rifiuto della verità - malgrado la coscienza morale - non sia propria che degli evoluzionisti. Non è che un tipo di vanità. Altri ancora non osservano i comandamenti di Dio, pur attestando la Sua esistenza, in quanto pensano che i propri pensieri ed i propri giudizi siano più corretti dei consigli che Dio elargisce all'umanità, che pertanto sono destinati a tutte le epoche. La vanità può anche rivelarsi più apertamente presso certe persone e più segretamente presso altre. Grande o piccola, essa si fonda sulla stessa logica: l'incapacità di cogliere il potere di Dio, la Sua gloria e la nostra dipendenza da Lui.
Quelli che non seguono la propria coscienza morale a causa della loro debolezza.
Molte persone hanno una debole volontà, e ciò in quanto non riflettono profonda-mente e non sentono il bisogno di servirsi della propria ragione. Le persone deboli non vivono che al fine di soddisfare i propri bisogni, i propri piaceri e le proprie effimere passioni. Pochi sono quelli che esercitano profondamente i propri pensieri o che si sforzano di migliorare. Dare prova di quella buona moralità prescritta dalla religione e vivere conformemente al gradimento di Dio, esige un serio sforzo di volontà. Occorre costantemente domandarsi su come poter fare meglio, su come poter essere più umili, più pazienti, più teneri, più motivati, più disponibili verso i credenti; che cosa poter maggiormente fare al fine di far conoscere alle persone la religione di Dio, incitarli a comportarsi bene, alla sincerità ed all'onestà; come poterli aiutare a prevenire le credenze e le azioni che li conducono sulla cattiva strada; come potersi riavvicinare a Dio. Non è sufficiente pensare soltanto a queste cose. E' importante sforzarsi di mettere in pratica questi principi. Chi si preoccupa soltanto delle proprie comodità, che non fa sacrifici e che non si interessa delle condizioni degli altri che sono attorno a lui, non farà mai sforzi necessari al fine di mettere in opera ciò che la sua coscienza morale gli ordina. E' difficile per queste persone dalla volontà debole di fare uno sforzo reale per vivere l'Islam, quindi ignorano o lo rinviano indefinitivamente al domani.
E quelli che cercano l'al di là e si sforzano nel volerci andare, essendo buoni credenti....allora lo sforzo di questi sarà riconosciuto. (Sura XVII Al-Isrâ', Il Viaggio Notturno: v. 19)
Quelli che non seguono la loro coscienza morale in quanto non sono costanti
Ascoltare la propria coscienza morale esige una profonda fermezza. Chi non ha fermamente deciso di seguirla in ogni circostanza, può facilmente scoraggiarsi dopo qualunque prova; giudicherà che i suoi interessi sono stati lesi perché ha fatto dei sacrifici ma non ha potuto ottenere i risultati che riteneva aver meritati. Conformarsi alla coscienza morale gli sembrerà di conseguenza difficile e ci rinuncerà.
La coscienza morale richiede certamente dei sacrifici. Per esempio, è in virtù della propria coscienza morale che un uomo che abbia fame non rubi, ma ricorra ad altre vie legittime al fine di soddisfare i propri bisogni, anche se rubare potrebbe essere più agevole. In queste condizioni apparentemente difficili, evitare di commettere un'azione disapprovata da Dio può essere considerata come un ostacolo. Tuttavia, una persona coscienziosa agisce per guadagnare la vita futura, piuttosto che beneficiare dei giorni limitati della vita terrena e si comporta nella maniera più gradita a Dio.
E' da notare come il comportamento coscienzioso dev'essere praticato puramente per Dio. Se un individuo ricerca, con il proprio nobile comportamento, la ricono-scenza da parte degli uomini, rimarrà sovente deluso. Al contrario, un atto coscien-zioso compiuto nella speranza di essere ricompensati da Dio, apporterà alla persona un beneficio assoluto. Nel Corano, il carattere esemplare del credente è descritto in questi termini:
Ed offrono cibo nel nome di Dio, al povero, all'orfano ed al carcerato, dicendo: "E' per l'immagine di Dio che vi nutriamo: non vogliamo da voi né ricompensa e né gratitudine. Noi temiano, da parte del nostro Signore, un giorno terribile e catastrofico. (Sura LXXVI Al-Insân, L'Uomo: vv. 8-10)
Fondare la propria vita sull'Islam esige inevitabilmente certi sacrifici. La miseria e le angoscie costanti regnano comunemente all'interno delle società che non temono minimamente Dio. Notiamo che quelli che seguono la propria coscienza morale e mostrano una ferma risoluzione in ragione del timore di Dio costituiscono società sicure e tranquille. Le altre non avranno che la ricompensa in questo basso mondo. Dio gratifica, nella vita futura, quelli che fanno sacrifici malgrado le passioni dell'anima:
Quindi Dio li proteggerà dal male di quel giorno e gli farà godere lo splendore e la gioia, e li retribuirà per ciò che avranno sopportato, donandogli il Paradiso e vestiti di seta. (Sura LXXVI Al-Insân, L'Uomo: vv. 11-22)
Non bisogna dimenticare che Dio promette di aiutare i Suoi Servitori che si mostra-no pazienti nella ricerca del Suo gradimento e di facilitargli i loro sforzi. In un ver-setto, Dio così dice:
A chi sarà stato generoso ed avrà creduto ed avrà attestato la verità della più bella ricompensa, Noi gli spianeremo la strada della più grande fortuna. (Sura XCII Al-Layl, La Notte: vv. 5-7)
Nel Corano, Dio considera la fermezza come una qualità che Egli stesso approva. Nella Sura Al-Kahf, si attesta che i giovani credenti citati nel versetto 14 ne sono provvisti, perché Dio "ha fortificato i loro cuori" (Sura XVIII, Al-Kahf, La Caverna, v. 14). Leggiamo in un altro versetto che Dio "ha obbligato il Suo Messaggero ed i credenti ad una parola di pietà" (Sura XLVIII, Al-Fath, La Vittoria, v. 26). In un altro versetto ancora, si ordina di essere fermi nella religione:
E' il Signore dei cieli e della terra e di tutto ciò che è fra di loro. Adoralo quindi, e sii costante nella Sua adorazione. "Ne conosci un omonimo?". (Sura XIX Maryam, Maria: v. 65)
Quelli che non seguono la propria coscienza morale in quanto ritengono di poter essere autosufficienti
Ciò che sovente porta l'uomo ad inibire la propria coscienza morale è di pensare d'essere in ogni circostanza autosufficienti. Alla domanda di ciò che pensano dell'Islam, la maggior parte delle persone rispondono che è sufficiente non fare del male agli altri e di provare ad essere buoni. Questo costituisce la più pura cecità. Ciò che è importante, è l'essere servitori di Dio e di vivere conformemente ai Suoi ordini. Se l'uomo non obbedisce, ogni cosa che fa è senza significato e finisce per nuocergli:
E perché! Colui al quale gli si è abbellita la sua cattiva azione al punto da fargliela vedere bella..? Ma Dio fa smarrire chi vuole e guida chi vuole. Che la tua anima non si perda dunque nel rimpianto. Dio è Profondo Conoscitore di ciò che fabbrica. (Sura XXXV Fâtir, Il Creatore: v. 8)
Credere che ogni nostra azione dipenda sempre e solo da noi e dalla nostra volontà ci da una certa soddisfazione ed abbellisce ciò che noi intraprendiamo. Ci si considera quindi buoni e generosi, e si crede di piacere a Dio. Ma la verità è un'altra. Credersi autonomi è il miglior modo per smarrirsi:
O no! L'uomo non tende che ad esagerare laddove si crede capace di ritenersi sufficiente. (Sura XCVI Al-'Alaq, L'Aderenza: vv. 6-7)
Il significato linguistico del termine arabo "mustaghni" (sufficiente) è "senza bisogno, soddisfatti". Questo termine è utilizzato nel Corano per descrivere l'uomo che stima come sufficienti la propria vicinanza a Dio, il proprio credere in Dio e nell'al di là, le sue buone azioni e la sua pietà, e che quindi non si sforza di migliorare la propria condizione. La maggior parte delle persone si allontanano dal cammino di Dio per questa ragione. Benché credano essere autosufficienti, sanno in effetti nella loro coscienza morale quanto non sono autonomi e quanto non riescono a piacere. Ciò in quanto evitano di parlare della morte, del Giorno del Giudizio Finale e dell'al di là. Provano a tagliar corto la conversazione con chi tratta questi concetti, perché è "deprimente" per loro. La ragione per la quale si deprimono è che quelli si oppongono alla loro coscienza morale: gli provoca turbamento.
Per chi ascolta la propria coscienza morale, non è possibile vedersi mustaghni. Al contrario, si è sempre alla ricerca del "meglio" e si cerca di fare del proprio meglio in tutte le azioni, perché la coscienza morale ricorda sempre all'uomo il Giorno del Giudizio. Finché si sa di dover rendere i conti a Dio per la vita che si è condotta sulla terra, non si considereranno mai sufficienti le proprie azioni. Occorre praticare assiduamente i comandamenti del Creatore.
Chiunque desideri la via immediata Noi ci affretteremo a dare ciò che Noi vogliamo; a chi Noi vogliamo. Quindi gli assegneremo l'inferno in cui brucerà disprezzato e respinto. E quelli che cercheranno l'al di là sforzandosi a tal fine e credendo, allora lo sforzo di questi sarà riconosciuto. (Sura XVII Al-Isrâ', Il Viaggio Notturno: vv. 18-19)
Lottare nel sentiero di Dio, sforzandosi di conseguenza, e senza possibilità di dubbio alcuno, secondo la propria coscienza morale. Secondo la visione degli ignoranti, conviene mostrare un carattere "medio" in confromità con la tendenza generale della società. Sono numerosi quelli che si ritengono sufficientemente pii tanto da non commettere crimini, quali l'omicidio, lo stupro od il furto. Non si rendono conto di tutto ciò che evitano completamente (buone opere, culto). Spettegolano, non pregano, non cercano di migliorare la propria condotta e non ringraziano il loro Signore per i favori che gli ha accordati. Agiscono ingiustamente, secondo i loro interessi, preferiscono le menzogne per dissimulare la loro colpevolezza, etc. Il comportamento di queste persone che non credono affatto di rendere conto nell'al di là è il segno della loro ignoranza e del loro mente ottusa.
I Profeti ed i credenti citati nel Corano forniscono il miglior esempio dei più alti livelli di coscienza morale. Il Profeta Giuseppe (as), per esempio, ha pregato Dio al fine di "morire in perfetta sottomissione e poter raggiungere i vistruosi" (Sura XII Yûsuf, Giuseppe: v. 101). Pur essendo un Profeta scelto da Dio, ha invocato l'al di là con timore e speranza. Tuttavia, le persone ignoranti parlano come se fossero sicure di meritare il Paradiso. Continuando a vivere con questa cieca arroganza, rischiano di essere sottoposte ad una fine terribile:
Prima che un'anima non dica: "Maledetta io sia per le mancanze verso Dio. Perché sono stata, certamente, fra chi scherniva"; o quella che non dica: "Se Dio mi avesse guidata, sarei stata, certamente, fra i pii"; o meglio che non dica, vedendo il castigo: "Ah! Se potessi tornare indietro! Sarei allora fra i benedetti" "Oh, si! I Miei versetti ti sono scesi e tu li hai ritenuti menzogna, ti sei gonfiato d'orgoglio e sei fra i miscredenti". Nel Giorno della Resurrezione, vedrai le facce di quelli che mentono su Dio scuro in volto. Non è nell'inferno che farà dimorare gli orgogliosi? (Sura XXXIX Az-Zumar, I Gruppi: vv. 56-60)
Le scuse avanzate al fine di non seguire la coscienza morale
Ma l'uomo sarà un testimone perspicace contro se stesso, anche se presenterà le proprie scuse (Sura LXXV Al-Qiyâma, La Resurrezione : 14-15)
Grazie alla propria coscienza morale, ciascuno conosce indubbiamente la verità; nondimeno ci sono quelli che, continuamente, avanzano scuse per non compiere le giuste azioni. Per questa ragione, si trovano in uno stato di malessere perenne. E' infatti un fardello intollerabile per la coscienza morale di una persona commettere delle azioni sapendo che sono false. Satana, infatti, invoglia a commettere cattive azioni e gli indica diversi modi volti a non ascoltare la voce veridica che è all'interno di una persona. Pur essendo possibile condurre una vita tranquilla esercitando la giustizia, queste persone scelgono la via più difficile non ispirandosi alla loro coscienza morale. Quelli che seguono il cammino di Satana pretendono di essere sulla retta via e avanzano varie scusanti per comportarsi in maniera difforme all'Islam. Alcune di queste scuse sono le seguenti:
"L'importante è ciò che si ha nel cuore"
Molte persone hanno sviluppato una certa resistenza. La loro coscienza morale conferma la verità, allorché il loro nafs li chiama alla falsità, al punto in cui, allorché esitino ad agire ingiustamente, il loro nafs interviene improvvisamente e gli presenta varie scuse. Ascoltandolo, si sentono alleviati e si convincono di non dover troppo riflettere: ciò che fanno non è poi così grave. Ma è allo stesso modo molto insignificante. Nulla di male ne seguirà. Il loro cuore è così puro che non rimarranno afflitti ma resteranno uomini buoni, allorché non compiano nessun atto "grave" come l'omicidio o il furto.
E' per questo che la maggioranza delle persone può facilmente mentire, sparlare e beffarsi degli altri. La menzogna è in piena contraddizione con la coscienza morale dell'uomo. Tuttavia, le persone fingono di non sentire la voce che gli comanda di essere giusti. Anche se non praticano alcun atto d'adorazione e non seguono la morale prescritta dall'Islam, pensano di essere delle persone giuste e benpensanti. Questo approccio è poco sincero ed erroneo.
A meno che la persona non segua la propria coscienza morale, non può sperare in una buona ricompensa nella vita futura. Con la coscienza morale si può sperare, in questo basso mondo, di avere un cuore puro ed essere riconosciuto come persona buona. Tuttavia, ci si deve aspettare tutt'altra cosa nell'al di là. L'Islam non vieta solo l'omicidio, il furto, l'adulterio, etc., ma anche le azioni da compiere e quelle da evitare. L'Islam, innanzitutto, comanda all'uomo di essere il servitore di Dio e di vivere per Lui. Nel Corano, Dio definisce la "pia bontà" in questi termini:
La pietà non consiste soltanto nel rivolgere il vostro sguardo verso levante o verso ponente; ma consiste nel credere in Dio, nel Giorno Finale, negli Angeli, nel Libro, nei Profeti, nel donare i propri beni, per amor Suo, al prossimo, agli orfani, ai poveri, ai "bambini di strada", ai mendicanti e per liberare gli schiavi, nell'osservare la preghiera, nel pagare la zakât, nel mantenere gli impegni presi. E così pure essere pazienti nelle avversità, nel dolore e nel momento del pericolo. Ecco chi è sincero! Ecco chi è timorato. (Sura II, Al-Baqara, La Vacca: v. 177)
Invece di raffrontarsi con i Profeti o con le persone virtuose sopra descritte e di sforzarsi a migliorare sé stessi, molte persone si raffrontano con gli ingiusti oppressori descritti nella storia, dicendo: "Non sono così malvagio come loro, quindi, non merito la stessa punizione". E' l'ignoranza a spiegare questo atteggiamento. Dio ha creato l'inferno a differenti livelli. Ciascuno verrà ricompensato in funzione di ciò che ha acquisito in questo basso mondo. Bisogna notare come lo stesso più elevato livello dell'inferno è una insopportabile fonte di supplica, che durerà in eterno.
Quindi, quelli che dicono: "Nulla ne uscirà" o "è importante ciò che si ha nel cuore e non ciò che io apparentemente faccio" dovranno pensare all'inferno, riconsiderare le proprie decisioni ed ascoltare la propria coscienza morale.
"Il Corano non ne parla"
Ci sono idee false ma molto diffuse: se un certo atto non è menzionato specificamente nel Corano, ognuno può ritenere che sia possibile o meno compierlo. Non compiere un'azione considerata come giusta per la coscienza morale solo perché non menzionata nel Corano, altro non è che ipocrisia. Il Corano ci fornisce la conoscenza fondamentale per vivere l'Islam e guadagnarsi il gradimento di Dio. Inoltre, il Comano ci comanda di seguire l'esempio del Profeta Mohammad (pbsdl). Una persona saggia e coscienziosa cercherà sinceramente di condurre la propria vita secondo questi precetti.
Nel Corano, per esempio, Dio comanda ai credenti di non sprecare il prorpio tempo:
E quando ascoltavano cose futili, essi si allontanavano e dicevano: "A noi le nostre azioni ed a voi le vostre. Pace su di voi. Noi non cerchiamo gli ignoranti". (Sura XXVIII Al-Qasas, Il Racconto: v. 55)
[beati quelli] ...che si allontanano dalle cose futili. (Sura XXIII Al-Mu'minûn, I Credenti: v. 3)
Anche se il Corano non specifica esattamente ciò che è considerato frivolo, Dio ha accordato la coscienza morale e la saggezza ai Suoi servitori sinceri al fine di discernere le cose futili e di evitarli. Ogni persona ne è individualmente responsabile.
Una persona coscienziosa non intratterrà mai una conversazione mondana, che lascia da parte argomenti quali la gloria di Dio e la bellezza dell'Islam, accompa-gnandosi con persone che hanno una limitata conoscenza della religione. La propria coscienza morale lo inciterà certamente a parlare con loro circa la maniera più vantaggiosa per la loro situazione nell'al di là e per la propria. Un mussulmano non dovrà mai compiere azioni che siano vane per il proprio al di là, come la lettura di riviste inutili, guardare in televisione programmi stupidi o tutte le altre sciocchezze che allontanano le persone dal ricordo di Dio.
Allorché durante la giornata bisogna operare delle scelte, si deve utilizzare la propria coscienza morale per risaltare nel miglior modo. Altrimenti, si può pensare che sia accettabile agire secondo la logica e dirsi: "Questo atto non è vietato dal Corano". Si deve pertanto sapere che non agendo in conformità con il gradimento di Dio mediante l'ascolto della propria coscienza morale e non prendendo il messaggio di Dio come esempio, si rischia un destino spaventoso nell'al di là. Più grave, ancora, il non essere capace di presentare le proprie scuse alle quali si può far ricorso in questo basso mondo quando si dovrà rendere conto il giorno del Giudizio Finale. Quel giorno, si dirà a ciascun uomo:
"Leggi il tuo scritto. Oggi, sarai il contabile di te stesso". (Sura XVII Al-Isrâ', Il Viaggio Notturno: v. 14)
Essi dissero:
Essi dissero: "Signore nostro, ci hai fatto morire due volte, e ridato la vita due volte: riconosciamo dunque i nostri peccati. C'è un mezzo per uscirne?" "..non è così perché quando Dio era invocato da solo [senza associati], voi non credevate; e quando gli si sono dati associati, allora voi avete creduto. Il giudizio appartiene a Dio, l'Altissimo, il Più Grande". (Sura XL Al-Ghâfir, il Perdonatore: vv. 11-12)
Manca poco a che scoppi di rabbia. Ogni volta che un gruppo vi è gettato, i suoi guardiani domandano: "Che c'è? Non è venuto un avvertitore?" Essi risponderanno: "Ma si! Un avvertitore è certamente venuto, ma noi abbiamo gridato alla menzogna ed abbiamo detto: Dio non ha fatto discendere nessuno, voi non siete che in un grande errore". Ed essi dissero: "Se non abbiamo ascoltato o ragionato, non saremo fra le persone delle Fiamme". Essi hanno riconosciuto i loro peccati. Che le persone delle Fiamme siano annientate per sempre. (Sura LXVII Al-Mulk, La Sovranità: vv. 8-11)
"Tutti fanno la stessa cosa"
Seguire la maggioranza è uno dei più grandi errori che si possano commettere nella vita. Ciascuno crede, incosciamente che la maggioranza abbia ragione.
Nondimeno, la maggor parte delle persone possono avere una comprensione molto superficiale e falsa dell'Islam. Possono affermare la loro credenza in Dio e nell'al di là senza però riflettere sul suo significato. Rispettano i valori religiosi secondo la loro comprensione, ma esprimono verbalmente e non praticamente il loro rispetto. Pensano che la maggior parte dei comandamenti dell'Islam non siano oggi obbli-gatori. Secondo questa mentalità, così come l'abbiamo sopra riferita, è sufficiente che un uomo abbia "un cuore puro" e che non nuoccia a nessuno al fine di consi-derarsi "pio". Potrà attendere la vecchiaia per praticare il precetto.
Ogni mussulmano può avere questa errata deduzione. Nulla permette di affermare che la maggioranza abbia sempre ragione e prenda sempre buone decisioni. Contrariamente a questo, il Corano ci riferisce:
E se obbedisci alla maggioranza di quelli che sono sulla terra, essi ti faranno smarrire dal sentiero di Dio: essi non seguono che la congettura e non fanno che costruire menzogne. (Sura VI Al-An'âm, Il Bestiame: v. 116)
Appare chiaro, quindi, che per una persona la coscienza morale dev'essere la sola guida nel modo in cui conduce la propria vita e pratica il Corano. Chi agisce in direzione della propria coscienza morale non attribuisce mai importanza a ciò che la maggioranza dice o fa. Questi continua ad ascoltare la voce della sua coscienza morale ed a seguire il libro di Dio, anche se si trova da solo su questo cammino.
"Seguire il gregge" rappresenta un danno per chiunque. Una volta che una persona decida di applicare alla lettera ciò che la coscienza morale gli detta, né l'atteggiamento, né il punto di vista di quelli che lo circondano lo debbono affliggere o dissuaderlo dal suo fine. Ognuno di noi è responsabile di fare ciò che la propria coscienza morale ed il Corano ordinano. Non bisogna dimenticare che Dio mette i Suoi servitori alla prova. Ad esempio, un amico per mezzo del quale Dio ci mette alla prova, può tentare di convincerci ad abbandonare una giusta decisione che ab-biamo preso. Il Corano fa riferimento a questo tipo di amico:
Maledetto me! Non avessi mai preso il tale per amico! Mi ha fatto perdere l'intelletto dopo che mi era giunto. Satana abbandona l'uomo! (Sura XXV Al-Furqân, La Distinzione: vv. 28-29)
"Lo farò in avvenire"
Un buon numero di persone compie gli atti di adorazione, quali il pellegrinaggio e le preghiere regolari, in vecchiaia. Questo è perché, coscientemente o meno, credono che verranno privati di tutti i loro piaceri temporali adottando un modo di vita Islamico. Tuttativa, Dio dichiara in numerosi versetti del Corano che estende i Suoi favori ai credenti sia in questo mondo che nell'al di là:
Una volta terminati i vostri riti, invocate il nome di Dio come invocate i vostri antenati, ma in maniera più intensa. Ci sono persone che dicono: "Signore, donaci in questo mondo...!" Ma quelli là non avranno nulla nell'altra vita. Altri dicono: "Signore, donaci le buone cose in questo basso mondo e le buone cose nella vita futura, e preservaci dal supplizio del Fuoco" Quelli là avranno una parte di ciò che avranno guadagnato...Dio è ràpido nei suoi conti. (Sura II, Al-Baqara, La Vacca: vv. 200-202)
Acciocché una persona possa apprezzare i favore di Dio, deve avere la pace nel cuore. Colui il cui cuore è agitato non sarà capace di riconoscere le innumerevoli benedizioni di Dio dalle quali è circondato, e neanche di goderne. Le persone che infatti dicono "lo farò in futuro", se ascoltano la loro coscienza morale, conosce-ranno la buona condotta e sapranno di dover cambiare la loro intera vita secondo questa. Sanno che, quando iniziano a compiere le preghiere regolarmente, la voce della loro coscienza morale diventerà ancora più forte ed avranno vergogna delle loro cattive azioni. I versetti seguenti indicano come le preghiere guidano ognuno sul retto cammino:
Recita ciò che ti è stato rivelato dal Libro e compi la preghiera. In verità, la preghiera preserva dalla turpitudine e dal biasimevole. Il richiamo di Dio è certamente ciò che c'è di più grande., E Dio conosce ciò che voi fate. (Sura XXIX Al-'Ankabût, Il Ragno: v. 45)
Le persone che comprendono questa verità tentano di sottrarsi alle responsabilità degli atti di adorazione trovando delle scuse: "Li compierò quando mi sposerò, quando avrò più denaro, quando cresceranno i miei figli, etc." tuttavia, il Giorno dei Conti, l'uomo dovrà rendere conto:
Il ritorno, quel giorno, sarà verso il tuo Signore. Quel giorno l'uomo verrà informato di ciò che avrà anticipato e di ciò che avrà rimandato a più tardi. (Sura LXXV Al-Qiyâma, La Resurrezione: vv. 12-13)
Rimandare a più tardi è la caratteristica delle persone che non riflettono sulla morte e sulla sua vicinanza. Non sappiamo quando o come dovremo morire. Sappiamo tutti che la morte non colpisce solo i vecchi. Molte persone, di tutte le età, muoiono per diverse cause, molti fra questi perdono la vita in modo improvviso ed inatteso. Leggendo questo libro in casa vostra, vi potrete sentire sicuri. Nondimeno, una caduta dalle scale, un incidente domestico o una crisi cardiaca possono causare la vostra morte in qualsiasi momento.
Alla luce di questa conoscenza, com'è possibile riconoscere così facilmente ciò che la coscienza morale comanda? Dio dichiara che chiunque veda l'angelo della morte sarà preso da un gran rimorso per le cose che ha rimesso qui sotto e dirà: "Rimpiango di non aver fatto quella cosa o quell'altra". E' un rimorso inconsolabile senza alcuna possibilità di ritorno.
Quel giorno, l'uomo ingiusto si morderà le mani dicendo: "Piacesse a Dio che avessi fatto la strada con il Messaggero di Dio! Maledetto me! Non avessi mai preso il tale per amico! Mi ha fatto perdere l'intelletto dopo che mi era giunto. Satana abbandona l'uomo! (Sura XXV Al-Furqân, La Distinzione: vv. 27-29)
Dio non punisce immediatamente per le cattive azioni, è ciò che inganna gli uomini e li porta a credere che avranno molto tempo per riparare ai propri torti. Se Dio punisse ogni atto vile nel momento in cui è stato commesso, nessuno vorrebbe mai ripeterlo. Tuttavia, il fatto che la punizione sia rimandata è una prova per distingue-re quelli che si conformamo alla verità, che si pentono e si correggono, da quelli che continuano nelle loro malefatte. La possibilità che ci accorda Dio per migliorarci in questa vita è una manifestazione della Sua eterna misericordia:
E' Lui che ci ha collocato, per mezzo della Sua grazia, nella Dimora stabile, nella quale nulla affatica, nulla stanca né ci tocca. (Sura XXXV Fâtir, Il Creatore: v. 35)
Le persone non debbono lasciarsi ingannare dal fatto che Dio non castiga immediatamente per le cattive azioni, perché queste saranno punite nell'al di là. Dio dice:
Non vedi quelli ai quali le conversazioni clandestine sono state vietate? Poi, ritornano a ciò che gli era stato vietato e si accordano per commettere peccati, per trasgredire e per disobbedire al Messagero. E quando vengono a te, ti salutano nella maniera nella quale Dio non ha salutato, e dicono fra loro: "Perché Dio non ci castiga per quello che diciamo?" L'inferno gli basterà, e vi bruceranno. Che triste destino! (Sura LVIII Al-Mujâdila, La Disputa: v. 8)
Quelli che evitano di pensare all'al di là tentano di placare la propria coscienza morale per mezzo di diverse scuse e diverse menzogne. Nulla di tutto quello sarà tuttavia accettato nel Giorno dei Conti. Mentire a sé stessi può portare una pace relativa ed aiutare l'uomo a sottrarsi alla verità, ma soltanto temporaneamente. Conviene, quindi, mantenere l'aspetto spirituale:
Mentre coloro ai quali fu data la scienza e la fede diranno: "Avete dimorato presso il Libro di Dio, fino al Giorno della Resurrezione. Ora, ecco il Giorno della Resurrezione. Ma voi non lo sapevate". Quel giorno là, quindi, agli ingiusti non saranno più utili le scuse e non gli si domanderà di cercare di piacere a Dio. (Sura XXX Ar-Rhûm, I Romani: vv. 56-57)
Nel giorno in cui agli ingiusti non saranno più utili le scuse, ma per loro ci saranno maledizione e la peggiore dimora. (Sura XL Al-Ghâfir, Il Perdonatore: v. 52)

Il segreto al di là della materia

IL CROLLO DEL DARWINISMO E LA REALTÀ DELLA CREAZIONE

L'Islam denuncia il terrorismo

IL CROLLO DELLA TEORIA DELL’EVOLUZIONE

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Quando muoiono e sono sepolti, gli uomini si lasciano alle spalle le case, le famiglie, gli averi ed ogni cosa di questo mondo

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(Estratto dall’intervista ad Adnan Oktar su harunyahya.tv 6 Agosto 2010)

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(Estratto dell'intervista in diretta di S. Adnan Oktar, Kral Karadeniz TV e Asu TV, 4 gennaio 2010)

Affermando che il Profeta Gesù (pbsl) è il figlio di Allah, i cristiani inducono milioni di persone a diventare irreligiose.

AFFERMANDO CHE IL PROFETA GESÙ (PSL) È IL FIGLIO DI ALLAH, I CRISTIANI INDUCONO MILIONI DI PERSONE A DIVENTARE IRRELIGIOSE

(Estratto dell’intervista al Sig. Adnan Oktar, CayTVMarasAksu del 10 dicembre 2009 )

L'effetto negativo del Darwinismo sull'economia

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Estratto dall’intervista Dem Tv e Tempo Tv di Adnan Oktar il 18 dicembre 2009

Hazrat Mahdi (pbsl) è esperto della conoscenza nascosta (ilm al-ladun)

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(Da intervista di S. Adnan Oktar in AdiyamanAsu del 5 aprile 2010)

Alcuni musulmani evitano di compiere sforzi per la cause dell'Islam per interessi personali, nonostante vogliano essere fedeli devoti

Alcuni musulmani evitano di compiere sforzi per la cause dell’Islam per interessi personali, nonostante vogliano essere fedeli devoti.

Da intervista di S. Adnan Oktar in TV Gaziantep Olay del 13 aprile 2010

Iran aspetta il Mahdi (as)

Estratto dall'intervista Tv Kocaeli e Tv Tempo di Adnan Oktar il settembre 18, 2009

Se non si insegna la religione l'anima di quei bambini rimarra nel vuoto. La religione è la sostanza dell'anima.

Citazione di Adnan Oktar dall'intervista TV DEM e Tv Tempo il dicembre 18, 2009

Il capitalismo è stato fondato sul Darwinismo. Ogni ideologia ufficiale di stato è l'ideologia del Darwinismo.

Estratto dall’intervista TV DEM e TV Tempo di Adnan Oktar il 13 novembre 2009

Se una persona dice: “ho fatto qualcose”, questo è politeismo. Quello che dovrebbe dire è: “Dio l'ha fatto per mezzo di me”.

Quotazione dall'intervista di Adnan Oktar il 2 febbraio 2010